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I capri ricci di Amanda – Capitolo VII

Il gregge ballerino

«Il gregge dei capri ricci è dentro il baule» bela il capretto.
«Sta aspettando il mio segnale».
«E allora daglielo questo segnale!» sbotta Amanda, curiosa di vedere com’è che un baule – per di più pieno di giocattoli – possa contenere un gregge intero di capre.
Sabatino zampetta verso il baule e con le corna bussa sopra il coperchio abbassato.
Dopo un toc, toc, che Amanda riconosce per il rumore che l’ha spaventata, il baule si muove. Poi si rovescia su un lato e dal suo interno balzano fuori un’infinità di capretti, a pelo rosso e ricciuto.
«Quanti!!!» si stupisce Amanda.
«Sono tanti quanti sono i tuoi capricci, bambina! Non uno di più, non uno di meno» replica il capretto con le scarpe.
«E hanno tutti il tuo pelo!» aggiunge Amanda.
«Il mio pelo e i tuoi capelli, prova evidente che ti appartengono tutti».
I capri ricci usciti dal baule corrono e saltano per la stanza, contenti di potersi finalmente sgranchire le zampe.
«Era ora!» belano alcuni. «Non ne potevamo più di stare rinchiusi in quella scatola».
Due tra i più scalmanati si arrampicano in cima all’armadio e Amanda teme che possano farsi male.
«Attenzione a non cadere!» si raccomanda.
Uno dei due le rivolge un belato che sembra una burla.
«Ma dai, che non cadono! Noialtri siamo abituati a scalare le montagne!» la tranquillizza Sabatino. «E poi, non hai capito chi sono quei due capri ricci?»


«No davvero! Sono tutti uguali».
«Ti ricordi quando hai fatto i capricci al Luna Park per salire sulle montagne russe e sulla ruota panoramica?»
«Mi ricordo si!» mugugna Amanda. «È stato un mese fa. Papà si è rifiutato di accompagnarmi sulle giostre con la scusa che soffre di vertigini».
«Per l’appunto! Ebbene i due capri ricci sull’armadio sono proprio loro: il capriccio delle montagne russe e quello della ruota panoramica».
Amanda riesamina i due capretti che adesso si stanno prendendo a cornate. Ma, per quanto si sforzi, non nota nulla che li distingua dagli altri.
«Boh! Sarà che a me i capricci prudono tutti alla stessa maniera!» conclude con un’alzata di spalle.
Nel frattempo un capro si accosta a Sabatino e, accortosi delle sue scarpe, bela con un vocione tonante:
«Per tutte le barbette ispide! Venite a vedere, presto! Ehilà, Sabatino!» si rivolge quindi al diretto interessato. «Che novità è questa, che tu calzi le scarpe e noi no?»
«Oh bella!» esclama Sabatino. «Calzo le scarpe perché sono il capriccio delle scarpe».
«Che c’entra? Anch’io sono il capriccio del berretto a strisce, eppure sopra le corna non indosso nulla!»
«E io sono il capriccio dei pantaloni con le frange, ma i pantaloni non li ho» si fa avanti un terzo capretto. «Dunque, come la mettiamo?»
In un attimo Sabatino si trova circondato dai capri ricci, che gli si avvicinano sempre di più, per vedere meglio le sue scarpe gialle. Qualcuno gli si avvicina così tanto, che gliele sfiora con il muso. Qualcun altro gliele lecca addirittura.
«Mmm, buone! Hanno un sapore di vaniglia».
«Calma, amici! State al vostro posto!» si difende Sabatino. «Ho le scarpe, d’accordo, ma sono un capro riccio come tutti voi. E poi non dimenticate che sono stato io a darvi il segnale di via libera».
«Guarda che nessuno di noi ha intenzione di farti del male, Sabatino!» interviene il capro del berretto a strisce.
«Si, noi siamo solo curiosi di osservare le tue scarpe da vicino» gli fa eco quello che era stato il capriccio dei pantaloni con le frange.
«Be-e-eee, se è così vi mostrerò qualcosa a proposito delle mie scarpe, che vi lascerà senza parole» bela Sabatino, dopo aver tirato un sospiro di sollievo. «Amanda, a te l’onore di far partire la musica!»
Amanda, che fino all’ultimo ha temuto l’esplosione di un litigio caprino, è ben lieta di aiutare Sabatino. Veloce, si affretta a pigiare il bottone, che è posto sotto la fibbia di ciascuna scarpa gialla.
Non appena vengono accese, le fibbie diffondono le note di un motivetto vivace e i capri ricci, trascinati da un impulso irresistibile, cominciano tutti a ballare.

I pastelli grigi di Streghetta

I pastelli grigi di Streghetta

Streghetta fissò i pastelli grigi nuovi di zecca, allineati nell’astuccio, e scosse la testa.
«Sei proprio sicura che non si possano aggiungere dei pastelli di un altro colore?» chiese alla mamma, mentre richiudeva l’astuccio. «In fondo mi accontenterei di un rosso e di un bel verde brillante».
«No, Streghetta! La regola della scuola parla chiaro: non sono ammessi altri colori, fuorché il grigio» rispose la mamma.
«Ma scusa, mammina! Che razza di regola è questa? E poi lo sai che io adoro i papaveri. Come li coloro i papaveri, se non ho i pastelli rosso e verde?»
La mamma smise di lucidare il manico della sua scopa volante e afferrò Streghetta per un braccio.
«Ascoltami bene!» ordinò con un tono di voce, che non ammetteva repliche. «Stai per frequentare la migliore scuola per streghe che esista. Hai forse intenzione di finire nei guai per due stupidi pastelli?»
«Oh no che non voglio! È solo che a me il colore grigio non piace neanche un po’».
«E allora vedi di fartelo piacere! Anche perché ormai stai diventando grande ed è tempo che tu impari una cosa: le streghe, quelle autentiche, vedono tutto il mondo colorato di grigio!»
Prima che Streghetta potesse ribattere, la mamma la issò a cavallo della scopa.
«È ora di andare adesso!» annunciò severa, mentre prendeva posto vicino alla figlia e indirizzava la scopa verso la finestra aperta. «A meno che tu non voglia arrivare in ritardo già il primo giorno di scuola, sarà meglio che ci sbrighiamo».
La scuola per streghe non poteva essere che grigia. Grigie erano le pareti, grigio il pavimento, grigi persino i banchi e le sedie. Era grigia anche la maestra: una vecchia strega sdentata, con una orribile verruca sul naso e un paio d’occhietti miopi, che si intravedevano appena dietro le lenti affumicate degli occhiali.
«La formula magica che imparerete oggi, ve la insegnerò più tardi. Intanto vorrei vedere come ve la cavate con i vostri pastelli» disse la maestra, subito dopo aver fatto l’appello. «Avanti. signorine! Perché non mi disegnate qualcosa di grigio?»
Venticinque piccole streghe si misero immediatamente all’opera e ben presto la classe fu invasa da una fitta nebbia grigia, perché era proprio la nebbia ciò che la maggior parte delle streghe aveva disegnato.
Soltanto Streghetta era rimasta indietro ed ora osservava i suoi pastelli nuovi, che erano tutti della stessa tonalità di grigio.
“Se almeno ci fosse un grigio più chiaro e uno più scuro… invece questi pastelli sono tutti uguali!” pensava perplessa, senza decidersi ad iniziare il disegno. “A meno che… ci sono! Darò a ciascun grigio un nome diverso!”
Soddisfatta dell’idea che aveva avuto, Streghetta prese i pastelli ad uno ad uno e, rigirandoseli tra le dita, bisbigliò: «Questo, per esempio, potrebbe essere un grigio-elefante. Quest’altro invece è un grigio-delfino. Riguardo a questo qui… sì, non ci sono dubbi: si tratta di un grigio-topo!»
Detto fatto, Streghetta disegnò un elefante e disegnò un delfino. Poi, quando li ebbe colorati per bene, completò il disegno aggiungendovi un topo campagnolo. Disegnò cioè le uniche cose che si potevano colorare con un pastello grigio-elefante, con un pastello grigio-delfino e con uno grigio-topo.
«Beh, nonostante siate grigi e a me il grigio non piaccia, siete sempre meglio della nebbia!» si consolò, non appena l’elefantino, il delfino, il topo presero vita come già era avvenuto per i nuvoloni di nebbia grigia disegnati dalle compagne. «Ehi! Ma che cosa fate adesso?»
Streghetta non credeva ai propri occhi.
All’improvviso ciascuno dei tre animaletti era salito in groppa ad un pastello grigio, che ora volava per la classe diffondendo attorno a sé una scia di colori.
Così il pastello grigio-elefante, cavalcato dall’elefantino, colorò il soffitto e le pareti con i gialli e i verdi della savana in cui vivono per l’appunto gli elefanti, mentre il pastello grigio-delfino lasciò le tracce dei colori del mare: blu, azzurro, turchese.
Solamente il pastello grigio-topo rimase immobile per un attimo, sospeso nell’aria. Quando però partì a razzoi con a bordo il suo topolino campagnolo, Streghetta fece una capriola per la contentezza: grazie al pastello stava fiorendo qua e là, tra le macchie degli altri colori, il rosso acceso dei papaveri che sono appena sbocciati!

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