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Il gatto e le quattro stagioni

Immaginea

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In un paio di incontri con una classe 5a il gatto diventa protagonista di poesie, scritte in coppia, sulle quattro stagioni.

Parole in pratica
I bambini raccolgono alcuni elementi che descrivono le quattro stagioni: si tratta di dati relativi alle cinque categorie sensoriali, da cui partire per costruire la propria poesia (i dati possono essere inseriti in una tabella a doppia entrata).
Di seguito si riportano i dati inseriti nelle quattro poesie.
A PRIMAVERA
Colore. Sono circondata dal verde: verde chiaro, verde giada (ma anche verde smeraldo, verde scuro…).
Rumore. Ascolto il cinguettio degli uccellini.
Odore. Sento già il profumo delle fragole mature.
Sapore. Sulla lingua ho un pizzicore di menta piperita: me l’ha fatta assaggiare la nonna.
Sensazione tattile. Per me la primavera è liscia e morbida come il velluto.
IN ESTATE
Colore. Giallo oro, blu: sono queste le tinte che, quando mi guardo intorno, vedo di più!
Rumore. Ascolto lo sciabordio delle onde contro gli scogli.
Odore. Quello delle alghe e del pesce è un profumo o una puzza?
Sapore. Pistacchio e cioccolato sono i gusti del cono gelato che preferisco!
Sensazione tattile. Per me l’estate è calda rovente, ma anche fresca quando ci si tuffa nell’acqua…o come la pelle delle lucertole che escono dall’ombra.
IN AUTUNNO
Colore. Rosse, gialle, marroni: non sono così le foglie degli alberi, in autunno?
Rumore. E poi, quando le pesti, le foglie secche senti che scricchiolano sotto i piedi.
Odore. Quello delle caldarroste è un profumo fumé…è il profumo piacevole del caldo.
Sapore. Mastico un chicco d’uva: mmm, che gusto dolce e un po’ asprigno insieme!
Sensazione tattile. Per me l’autunno è una stagione ruvida.
IN INVERNO
Colore. Bianco neve…E che altro?
Rumore. La voce del vento, che tossisce, sibila, sbuffa, urla.
Odore. Pungente e fumoso: per forza è l’odore del fumo che esce dai comignoli!
Sapore. Io penso ai dolci del Natale e allora sento già in bocca il gusto del torrone alle mandorle e quello di una bella fetta di panettone senza canditi.
Sensazione tattile. Per me l’inverno è freddo. Anzi è gelido, tanto che, invece di così, lo chiamerei Gelindo!

Ed ecco le poesie.

Il gatto e la primavera

C’è una stagione in cui
il gatto si incanta per ore
a guardar l’erba che cresce,
così non si distingue più
dove finisce il tenero verde del prato
e dove comincia il verde intenso
dei suoi occhi di giada.
In questa confusione di verdi
una cosa il gatto la sa:
è primavera!
Del resto non è la primavera
quel profumo di fragola
che il gatto annusa?
Non è la primavera
quel fresco sapore
di caramella alla menta piperita
che il gatto ha sulla lingua?
Ma la primavera è soprattutto una stagione canterina
e la sua voce è il cinguettio di mamma passerotto,
che il gatto ascolta,
naso all’insù e orecchie dritte e attente.
E, mentre ascolta, il gatto pensa:
“So già com’è a toccarla, la primavera.
Se la tocco, nei petali di una viola
o nel guscio tiepido dell’uovo che sta per schiudersi,
la primavera è di velluto…
Come le mie orecchie e il profilo del mio naso”.

Il gatto e l’estate

E-state pronti: è il momento di preparare
le valigie, è il momento
di partire.
“Rimarrò in città,
a dar la caccia alla fresca lucertola
o andrò a ficcare il naso in qualche
conchiglia senza inquilino?”
si interroga il gatto,
imperturbabile nella sua posa
come se il fiato rovente dell’estate
che traspira dai muri
gli facesse un baffo.
Di fronte all’andirivieni indaffarato
degli umani,
lui, immobile, ha un andirivieni
di pensieri.
Il pensiero della sabbia dorata della spiaggia,
che gli accende le pagliuzze d’oro dentro gli occhi.
Il pensiero della scia odorosa lasciata dal pesce,
che gli increspa il naso triangolo.
Il pensiero di uno, due, tre e più coni gelato
(tanto d’estate uno al giorno ci può stare!),
che…Ehi, ma dov’è il gatto? Dov’è che se n’è andato?
Eccolo lì, che il gelato comincia a leccarselo in città:
pistacchio e cioccolato, due gusti che sono un’autentica bontà!

Il gatto e l’autunno

Ma lo sa il gatto che è autunno?
Lo vede, l’autunno,
dentro il rosso, il giallo, il marrone
dell’albero che cambia vestito?
Di sicuro lo annusa
nell’odore buono delle caldarroste
e lo assaggia in un chicco di uva matura,
perché i gatti – si sa –
assaggiano tutto, per curiosità.
Cric, croc…il gatto ascolta l’autunno
nelle foglie secche che gli scricchiolano sotto le zampine.
Prova anche a toccarlo, l’autunno,
con la punta del naso…
Dopodiché dice tra sé:
“To’, l’autunno è proprio come la mia lingua:
è una stagione ruvida!”

Il gatto e l’inverno

La coda del gatto è intirizzita,
“Che sia inverno?” sospetta il gatto.
Il sospetto diventa certezza
quando, attraverso il vetro della finestra,
lui dentro – intendiamoci! – il freddo di fuori,
il gatto incrocia lo sguardo di un pupazzo di neve.
Un colpo di vento
e la finestra si apre.
Ora il gatto può annusare l’inverno
nel fumo dei comignoli;
poi, siccome il naso e la bocca sono vicini,
lo assale la voglia
di sgranocchiarne un po’, d’inverno…
magari in un pezzetto di torrone
o – perché no?! – in una fetta di panettone.
Ma ecco un suono di campanellini:
il gatto ascolta attento
e riconosce la slitta di Babbo Natale.
“Questa è la voce dell’inverno che preferisco” pensa,
correndo veloce dietro la scia della slitta.
Brrr, che freddo! L’inverno gli gela i baffi d’argento
e il gatto, intirizzito nei baffi oltreché nella coda,
torna a riscaldarsi la pelliccia vicino al calorifero.

Sulle orme di Arthur Rimbaud: Il colore delle nostre vocali

 

Dopo la lettura della poesia Vocali di Arthur Rimbaud, i bambini che hanno partecipato all’esperienza SINESTESIA nell’alfabeto scelgono alcuni elementi emersi dalla loro ricerca e li rielaborano per comporre una poesia corale, sul modello di quella del poeta francese.

Il colore delle nostre vocali

A bianca, E verde oliva, I grigia,
O metà rossa e metà marrone,
U tutta blu: vocali.
A, risata candida e contagiosa;
quale dentifricio usi?
Forse quello al gusto di pompelmo?
E, timido palloncino
che ti fai largo tra le nubi,
sta’ lontana dalla I,
sennò ti sgonfi.
I, spillo dispettoso
mai stanco di giocare a nascondino
…Ahi, ci hai punto un’altra volta!
Già, perché dito, naso, cuore,
tanto per te, non fa differenza!
O, frittella-palletta ripiena di cioccolato,
rimbalza sulla lingua golosa di uno di noi,
ché abbiamo spalancato la bocca apposta per mangiarti!
U, mostro che ci agghiacci,
e che ci costringi a trattenere il respiro
…smettila di farci paura
e unisciti anche tu al girotondo delle vocali!