Archivio della categoria: Filastrocca

La Giubiana, una strega tutta brianzola

giu

Giubiana 2

Due immagini, due storie (Una storia della Giubiana, di G. Montorfano e A. Macchi, con illustrazioni di F. Brunello, edito nel 2005 da La Vita Felice; La leggenda della Giubiana, di C. Civati, edito nel 2015 da Il Ciliegio)…
Per raccontare la Giubiana, la strega dei boschi della Brianza, che indossa solo calze rigorosamente rosse sopra un paio di gambe così lunghe, da permetterle di spostarsi di albero in albero senza toccare terra con i piedi (almeno secondo una delle descrizioni tramandate).       La strega sale alla ribalta l’ultimo giovedì di gennaio, allorché il suo fantoccio di paglia e stracci viene messo al rogo ancora oggi in molti paesi lombardi e piemontesi.                                               Il falò della Giubiana ricorda un’antica festa contadina di carattere propiziatorio, con la quale, insieme al fantoccio della strega,  si bruciavano tutti i “mali” dell’inverno (https://it.wikipedia.org/wiki/Giubiana).

La mia filastrocca si ispira ad una variante della leggenda, per cui la strega sarebbe stata distolta dal cibarsi di un bambino – come faceva sempre l’ultimo giovedì di gennaio, quando abbandonava il bosco per venire in paese – da un pentolone di risotto allo zafferano e luganega (salsiccia).

La Giubiana cade in trappola

Vien stanotte la Giubiana
da una grotta in mezzo al bosco,
gambe lunghe rinsecchite
calze rosse, sguardo losco.

Alta più di un campanile,
è una strega assai veloce,
con due passi è già in paese
che borbotta sottovoce:
«Ora entro in questa casa
dalla porta o dal portone,
fiuto un bimbo, poi lo acchiappo,
me lo pappo in un boccone!»

Sennonché davanti all’uscio,
cucinato nel catino,
c’è un risotto prelibato
con salsiccia di suino.

Di risotto in un catino
ce ne sta un’enormità,
cosicché l’orrida strega
può mangiare a sazietà.

Un cucchiaio dietro l’altro
e la notte vola via.
Ma la strega non ci bada
e si scorda ogni magia.

Quando ormai è giorno fatto,
brilla il sole dappertutto,
la Giubiana prende fuoco
e si scioglie come strutto.

Nella grotta in mezzo al bosco
ora ci abita un cucù…
Grazie al trucco di una mamma,
la Giubiana non c’è più!

Giubbiana 3

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Notte dell’Epifania

Secondo una credenza popolare, in certe notti dell’anno gli animali acquisiscono la capacità di parlare. Una di queste notti magiche è la vigilia del 6 gennaio.

NOTTE DELL’EPIFANIA

Befana

Notte fonda. Ma chi parla?
Non ci credo, eppure è il gatto!
Proprio lui con voce umana
chiama il cane e stringe un patto:
«Per quest’anno stiamo in pace,
la smettiamo con le liti?
Impariamo a rispettarci,
caro amico, stiamo uniti!»
«Son d’accordo!» dice il cane.
«Sottoscrivo l’alleanza,
d’ora in poi daremo il via
a una nuova fratellanza».
Nel presepio nel frattempo
ecco un’altra novità:
gli animali sembran vivi,
parlan tutti a volontà.
«Sai chi arriva da lontano?»
chiede il bue all’asinello?
«Sì, tre Magi dall’Oriente.
Intravedo già un cammello».
«So che doni porteranno…»
s’intromette un agnellino.
«Oro, incenso e anche la mirra
in onore del Bambino».
Al discorso prende parte
una papera smorfiosa,
che dichiara di conoscer
una vecchia assai famosa.
Questa vecchia è la Befana
e stanotte vola giù
a cavallo della scopa,
facendo il verso del chiù.
Con la gerla sulle spalle
piena rasa di dolcetti,
la Befana incontra i bimbi
atterrando sopra i tetti…

Notte fonda, straordinaria,
traboccante di magia.
Questa notte è una sola:
notte dell’Epifania!