Un ORCO TUTTOTONDO per mettere nel sacco la PAURA

Un ORCO TUTTOTONDO per mettere nel sacco la PAURA

Il pretesto è lo sbadiglio – o, per meglio dire, la fila di sbadigli – di un bambino insonnolito. Quando gli domando il perché di tanta stanchezza, il bambino risponde: «Stanotte sono rimasto sveglio, dopo che ho fatto un sogno pauroso».
Nasce così TONDO COME UNO SBADIGLIO*, un libretto che ho pubblicato una decina di anni fa per la Ghisetti e Corvi Editori, illustrato con brio e naturalezza dal grande AntonGionata Ferrari.
Nel racconto ORSETTO, un orsacchiotto assonnato, finisce dentro la magia di un sogno fatto di oggetti e personaggi tutti assolutamente TONDI… come uno sbadiglio. Tra i personaggi spicca ORCOTONDO, il mostro che abita nel buco di scarico del lavandino. È proprio il singolare, piccolo mostro, goloso di sapone e di dentifricio, a lanciare la sfida di una partita a filetto, di cui, neanche a farlo apposta, il vincitore sarà l’orsacchiotto.

Orsetto

* La collana “Il piacere della lettura”, in cui era inserito il racconto non esiste più. Il testo del racconto è tornato in mio possesso e mi sto attivando per ripubblicarlo. Peccato per le illustrazioni di AntonGionata!

Il racconto TONDO COME UNO SBADIGLIO mi permette di elaborare un percorso di lettura animata, legato al tema socio-affettivo della paura.
Il percorso, rivolto a bambini di 6, 7 anni, offre la possibilità – attraverso l’ascolto di una storia e un “fare creativo” individuale e collettivo – di confrontarsi con le paure sperimentate nel quotidiano e di ottenere da ciò un’adeguata rassicurazione.

Per questo percorso ogni bambino dispone di:
– almeno un foglio bianco A4
– un cartoncino colorato di dimensioni 10×10 cm
– matita, penna, pastelli e/o pennarelli
– forbici
– colla

Parole in pratica
Dopo la lettura espressiva del testo (suddivisa nei 2 incontri di un’ora, in cui si articola il percorso), mi soffermo su ciò che spaventa Orsetto e sulla descrizione dell’Orcotondo.

Mentre Orsetto si lava i denti, il buco di scarico del lavandino gorgoglia paurosamente. / «Aiuto!» grida Orsetto spaventato. / «Cosa c’è? Che ti succede, figliolo?» domanda papà orso. / «Un terribile mostro vuole trascinarmi con sé dentro il buco di scarico del lavandino!»
L’Orcotondo ha due occhiacci di fuoco e una bocca provvista di zanne. La sua voce, a dispetto degli occhi rossi e delle zanne, non ha nulla di minaccioso. È assai piccino – non si spiegherebbe altrimenti come riesca a stare dentro lo scarico di un lavandino – ed è ricoperto di pelo da capo a piedi. Ma, soprattutto, è tondo: TONDO COME UNO SBADIGLIO, tanto che a spingerlo c’è il rischio di farlo rotolare.
Rannicchiato nello scarico del lavandino, l’Orcotondo aspetta, aspetta… Che cos’è che aspetta, in fin dei conti?

la riflessione dei bambini emerge spontanea e immediata:
“Orsetto ha paura perché sente un rumore insolito, avvertito come minaccioso, provenire da un’apertura che separa uno spazio noto e chiaramente visibile (il lavandino) da uno spazio “buio e sconosciuto” (il tubo di scarico)”.

Da questo, a “raccontare” i rumori altrettanto minacciosi udibili in una casa il passo è breve: “la porta che sbatte o che cigola, il pavimento che scricchiola, il vapore del ferro da stiro che trova sfogo all’improvviso, il botto di un oggetto pesante caduto dal tavolo, le urla di mamma e papà quando litigano…
La percezione di stimoli paurosi si allarga anche agli altri canali sensoriali, cosicché, accanto alla classica paura del buio, alcuni bambini riconoscono la paura di ferirsi (“con oggetti taglienti e acuminati o con l’acqua bollente”), ma anche la paura provocata da certi odori fetidi o acri.
Le paure legate alla percezione di uno stimolo esterno straordinario rispetto alla quotidianità sottendono, come si intuisce, la paura dell’ignoto (“Che cosa o chi si nasconde nel buio?”), la paura dei ladri (“…che ti entrano in casa quando meno te lo aspetti, soprattutto di notte”), la paura che i genitori si separino, la paura di essere abbandonati, la paura di ammalarsi e di morire, la paura della guerra, la paura della scuola (”Che comincia a prenderti il mattino quando ti svegli e ti accompagna per tutta la strada, finché non metti piede in classe…e anche dopo!”)… la paura dei propri “cattivi” sentimenti.

Invito quindi i bambini a “personificare” la loro paura, scrivendo su un foglio (più o meno a metà) il nome del mostro che la rappresenta.
Per aiutarli fornisco loro alcune indicazioni.

• Il tuo mostro potrebbe stare in uno spazio preciso: in tal caso, per scrivere il suo nome usa le parole “nel, sotto, sopra, dietro” (es: Il Mostro nell’armadio; Il Mostro sotto il letto; Il Mostro dietro la porta…o dietro la lavagna…)

• Il tuo mostro potrebbe distinguersi per una specifica caratteristica: per scrivere il suo nome usa la parola “con” (es: Il Mostro con gli occhiali; Il Mostro con gli artigli; Il Mostro con la lingua lunga e la proboscide…)

• Il tuo mostro potrebbe “appartenere” ad un determinato oggetto: per scrivere il suo nome usa le parole “di, del, della” (Il Mostro del tostapane; Il Mostro della scopa elettrica… ma anche Il Mostro dei brutti sogni; Il Mostro del lunedì…)

Sotto (o sopra) il nome del mostro il bambino incolla una forma rotonda ritagliata dal cartoncino colorato: è questa la base di partenza per disegnare il mostro.

Completato il disegno, il bambino scrive una domanda sul margine superiore del foglio: RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, IL MIO MOSTRO CHE COSA ASPETTA?
Sul margine opposto, capovolgendo il foglio (col disegno del mostro a gambe all’aria come riferimento) il bambino scrive: CHE COS’È CHE INVECE LO ASPETTA?
Seguono le risposte a voce (“RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, Il mio Mostro con gli artigli aspetta di graffiarmi i piedi nudi quando vado a letto…Arriva invece la mamma, che con un paio di forbicioni gli taglia uno dopo l’altro gli artigli”. “RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, il mio Mostro del buio aspetta che mi addormenti per farmi fare un brutto sogno. Ma ecco che trova ad ASPETTARLO il mio papà… Il mio papà gli accende una torcia elettrica sul muso e lo acceca!”).

Ricollegandomi al fatto che l’orsacchiotto della storia è sfidato dall’Orcotondo a giocare a filetto, domando ai bambini se c’è una “sfida” che vorrebbero lanciare al loro mostro: può trattarsi di un gioco da tavola, ma anche di una qualsiasi prova di abilità o di una gara sportiva (“Io lo sfiderei alla corsa…Veloce come sono, lo batto di sicuro!”. “Io lo sfiderei nel disegno. Prima di tutto perché io disegno bene e poi perché, con le unghie lunghe che si ritrova, voglio proprio vedere se riesce a tenere in mano la matita”)

Tra virgolette
Un libro è un’offerta di ospitalità, il rifugio che possiamo portare con noi e a cui facciamo riferimento, il riparo in cui risuona l’eco lontana della voce che ci ha cullato, del corpo in cui abbiamo dimorato.                                                                                                                                                                                    Michele Petite (da Elogio alla lettura)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *