Archivio tag: gomma

Un amore di gomma

Dopo mesi di silenzio, il mio blog Daparolanascecosa riprende le sue proposte.  Lo fa, iniziando con tre racconti tratti dal mio libro “Tre storie nell’astuccio”.

Un amore di gomma 

A Caterina disegnare piaceva eccome!
Il problema era un altro: Caterina non era mai soddisfatta di quello che aveva disegnato.
Disegnava la sua casa con le persiane spalancate e l’inseparabile gatto affacciato alla finestra, ma subito la cancellava.
«Non mi piace!» annunciava, prima ancora di mostrare il disegno alla maestra. «Con queste righe così storte, la casa somiglia a un fungo e il mio gatto non si adatterebbe mai ad abitare dentro un fungo!»
Disegnava l’automobile nuova fiammante, che papà aveva acquistato: la cancellava un secondo dopo.
«Le ruote non sono abbastanza tonde» dichiarava, nonostante la maestra cercasse di convincerla del contrario. «Come fa a guidare il mio papà, se l’auto ha le ruote quadrate?»
Disegnava se stessa, che teneva per mano il fratellino Gianluca: si cancellava, senza pensarci su.
«Uffa, che pasticcio! Mi sono disegnata con il collo da giraffa e la faccia da pesce bollito. Se vedesse il disegno, il mio gatto non mi conoscerebbe mai!» sbuffava spazientita. «Gianluca, invece… beh, lui è brutto anche nella realtà. Tanto vale lasciarlo così come l’ho disegnato!»
La maestra spesso lasciava correre, ma qualche volta rimproverava Caterina:
«Non ci siamo, Caterina! Non vedi che il tuo quaderno è stropicciato e pieno di cancellature?»
«Già! Non lo vedi?» le ripeteva a bassa voce  il quaderno, arcistufo di essere maltrattato a quel modo.
Caterina rispondeva di sì. Poi però tornava al banco e ricominciava da capo: disegnava, cancellava, ridisegnava, cancellava ancora.
Nell’astuccio, Caterina teneva un’intera scorta di gomme per cancellare. Aveva gomme da matita e gomme da inchiostro. Gomme dure, semidure, morbide, morbidissime. Gomme in tinta unita e gomme arcobaleno. Ce n’era persino una con la suoneria incorporata: bastava premerla sul foglio e la gomma suonava le note di un motivetto allegro.
Ma la gomma preferita da Caterina, dopo che il gatto vero aveva sostituito una gomma-gatto provvista di baffi e coda, era una gomma rosa a forma di pecora il cui nome era Priscilla.
Tra le mani di Caterina, Priscilla cancellava segni di matita a destra e a sinistra, di sotto e di sopra, lasciandosi dietro una scia profumata molto simile all’odore delle fragole mature. Cancellava cose e persone, paesaggi e animali, senza lasciarsi scoraggiare nemmeno dai segni ricalcati sul foglio.
Finché un giorno Caterina non la obbligò a cancellare il pecoro Osvaldo.
Disegnato in fondo alla pagina al termine di un compito di aritmetica, il pecoro Osvaldo aveva il torto, secondo Caterina, di essere riuscito gobbo, strampalato e con un orecchio più lungo dell’altro.
«Un vero sgorbio, insomma!» era stato il giudizio inappellabile della bambina. «Non mi resta che cancellarlo con la mia gomma a forma di pecora»
Non appena il pecoro Osvaldo si vide caricare da Priscilla pensò:
“Per mille fulmini! Questa qui ha tutta l’intenzione di togliermi dalla circolazione”.
Pertanto, facendosi coraggio, la supplicò:
«Be-e-e-ella pecorina, cosa ti ho fatto di male perché tu mi cancelli? Risparmiami, ti prego!»
La sua invocazione ottenne il risultato sperato: Priscilla si inchiodò sulle zampe a due centimetri dal pecoro, provocando una piega irrimediabile sul foglio.
«Guarda che guaio hai combinato!» si arrabbiò Caterina. «Chi ti ha autorizzato a fermarti così di colpo?»
Ma la gomma non la sentì neppure. Era troppo occupata a contemplare Osvaldo, che la fissava a sua volta con un paio di occhietti strabici, traboccanti di gratitudine da sotto la zazzerina di lana.
Fu quello l’istante preciso in cui la pecora rosa capi di essersi innamorata? Chissà! Se non proprio quello, fu l’attimo successivo, allorché Osvaldo sfoderò a Priscilla un sorriso carico di promesse, come solo i pecori sanno fare.

UN AMORE DI GOMMA
Fatto sta che, quando il pecoro Osvaldo zampettò fuori dal foglio e scivolò giù dal banco, la gomma a forma di pecora non esitò a seguirlo, belando forte a Caterina:
«Addio, mia cara! Poiché il lavoro non è tutto nella vita, vado con Osvaldo a realizzare il mio sogno d’amore».
Una volta scesa dal banco, le due pecore si arrampicarono perciò lungo la parete ed uscirono dalla finestra incontro al loro destino, senza che la sbalordita Caterina potesse far nulla per trattenerle.
Se fu proprio la fuga d’amore della sua gomma preferita che convinse Caterina ad apprezzare di più i suoi disegni, nessuno può dirlo. È certo che da quel giorno Caterina si sforzò di usare la gomma solo nel caso in cui ce ne fosse davvero bisogno.
Prese anche una strana abitudine la nostra Caterina! Cominciò a disegnare prati su prati e a disseminarli un po’ ovunque, a casa e in classe, forse nella segreta speranza che Osvaldo e Priscilla decidessero di venire ad abitare in qualcuno di essi.