SINESTESIA nell’alfabeto

La forma delle lettere maiuscole dell’alfabeto offre alcuni spunti interessanti, per realizzare disegni, per raccontare storie più o meno fantastiche.
Così alcuni bambini, ricollegandosi alla fiaba IL MAGO DELLE VOCALI e utilizzando le lettere della parola SCUOLA ripetute più volte, disegnano un mare di pesciolini (“Perché a scuola si va anche per pescare tante parole nuove…e i pesciolini-parola non è detto che non abbiano il potere – se non di più! – del pesciolino d’oro della fiaba”).
Altri, a partire dal disegno nato dall’iniziale del loro nome, diventano i protagonisti di sequenze narrative ben strutturate.
Ecco allora la torre merlata (“Eh, sì… comincio a disegnarla proprio dai merli, che sono tre M in fila, unite da una linea!”) dove abita la principessa MARTINA, dai lunghi capelli come Raperonzolo, ed ecco la bacchetta magica (“Quattro M unite per le gambe bastano a disegnare la stella…o no?!”) della fata MICHELA e la freccia di ANDREA (“Se la A è la punta della freccia, con la D posso farci anche l’arco?”), ispirata dal suo papà, noto campione di tiro con l’arco.
Per non parlare di VITTORIO, che, a bordo del suo missile luccicante (“Con la V gli disegno la punta. E pure la coda”), immagina di essere un astronauta a spasso nello spazio…e chissà che da grande non lo diventi davvero!

I bambini non si fermano all’aspetto visivo dell’alfabeto, ma giocano ad esplorare la fisicità delle singole lettere attraverso i cinque sensi. In tal modo, accanto a una forma, un colore, un tipo di movimento, attribuiscono alla vocale o alla consonante prescelta anche un suono, un odore, un sapore e la capacità di risvegliare una ben definita sensazione tattile.
Di seguito, alcuni esempi di queste ricerche di sinestesia…in erba.

Francesca (7 anni). La mia A bianca è una vocale canterina, che diventa anche una risata (“Ah, ah, ah!”) ogni volta che le si attacca una H. Profuma di pompelmo e ha lo stesso sapore aspro, perché è a forma di spicchio. Provo a toccarla, ma ho le mani screpolate: ahi, che bruciore!

Giovanni (9 anni). La mia E verde oliva mi sembra molto leggera, perciò sale fino alle nuvole come un palloncino. Prima di intervenire in un discorso, fa: “Emm, emm…scusate!”. Poi, siccome è molto timida, parla sempre a bassa voce, tranne quando non capisce qualcosa (allora chiede: “Eh?”). Spesso sospira (“Eeeh…”) e allora penso che ad assaggiarla sia amara, come tutte le cose tristi.

Valentina (9 anni). Il movimento della mia I grigia è quello di infilarsi dappertutto: scappa via dalle mani, cade sul pavimento e io non la trovo più, perché si è nascosta nello spazio grigio tra le piastrelle. Se non faccio attenzione, appena la tocco mi punge il dito con la sua punta da spillo. Quando singhiozza (“Hi, hi, hi!”), punge anche il cuore di chi l’ascolta…e punge il naso come l’odore dell’ammoniaca.

Oscar (7anni). La mia O, metà rossa e metà marrone, rotola e rimbalza sul muro. Delle volte rimbomba, ma, quando grida a bocca spalancata (“Oh!”), il suo è proprio il rumore di uno schiamazzo. Se la assaggio, ha il sapore dolce del cioccolato e anche il profumo è lo stesso. A toccarla è liscia e tiepida.

Irene (10 anni). Come ulula la mia U tutta blu: “Uuuh, uuuh!” La senti anche tu in questa notte cupa? Si muove a balzi per cogliermi di sorpresa e, non appena la sento, il mio cuore batte forte come un tamburo: che paura! Soltanto a sfiorarmi, o se ci provo io a sfiorare lei, mi vengono i brividi, perché è di ghiaccio. Sa puzza di marcio, come un cibo andato a male, ma il suo sapore non lo so…perché un cibo così, chi è tanto scemo da assaggiarlo?

Caterina (9 anni). La mia L color giallo lucciola (si accende e spegne a intermittenza) come si muove? È talmente leggera, che nell’acqua galleggia… altrimenti – se non la tengo stretta – vola via, lenta come le farfalle o veloce (perché ci sono due L in più) come le libellule. Di solito è silenziosa, anche se, essendo una consonante molto allegra, si potrebbe pensare che canti (“Lallallero!”) di continuo. È vellutata, come il palato che tocco con la lingua quando la pronuncio, e ha il sapore buono di tutte le cose dolci e fresche da leccare: il miele (anche se è un po’ colloso), i leccalecca alla fragola, il gelato.

Paolo (8 anni). La mia R rosso fuoco si muove a scatti, ruggisce rabbiosa (“Grrr!”). Guai a toccarla!.. Piuttosto è lei che mi colpisce alle spalle e mi afferra la mano per farmi sentire quanto è dura e ruvida. Ha l’odore penetrante della terra bagnata. Quando ne mordo un pezzetto, è come mangiare un torrone di sabbia.

Nicola (7 anni). La mia S verde pisello – lucido serpentello nel prato – striscia e sibila. Ha un buon odore: profuma di bagnoschiuma alla menta. Cammino nel prato a piedi nudi e le pesto la coda…uh, com’è viscida e scivolosa!!!

TEMPO LIB(E)RO

Le Parole Magiche,  di Donatella Bisutti, rappresenta un piccolo corso di scrittura creativa da mettere in pratica con i bambini (e non solo). Il libro, che è uno strumento per interagire con la fisicità delle parole, al di là del loro consueto significato logico, fornisce, tra l’altro, un’utile chiave per scrivere poesia.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *