Non solo con gli stivali!

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Illustrazione di Silvana Cianciolo

Stavolta è di scena Il gatto con gli stivali, la celebre fiaba di C. Perrault, grazie alla quale il bambino acquisisce la speranza che anche i più umili possano riuscire nella vita, sormontandone tutte le difficoltà (1).
Il messaggio della fiaba – dove il gatto rappresenta l’alter-ego attivo del figlio del mugnaio, di cui impersonifica l’ambizione, il coraggio e la spavalderia (2) – è dunque la fiducia nella propria autorealizzazione.
Che altro dire per introdurre questo percorso di lettura, rivolto ai bambini delle classi 1a e 2a della scuola Primaria?
Animale dal simbolismo ambivalente (considerato alla stregua di una divinità presso l’antico Egitto, era associato alla stregoneria durante il Medioevo), il gatto è un aiutante piuttosto insolito che, nella fiaba in questione, non si serve di un oggetto magico, bensì di un oggetto, contrassegno di un determinato status sociale. Gli stivali del gatto sono infatti le calzature che assimilano l’animale a un cavaliere e che gli permettono di essere accolto alla corte del re.

Parole in pratica
Leggendo la fiaba (e animandola grazie all’utilizzo di alcuni burattini), mi soffermo proprio sull’oggetto-stivali che definisce il personaggio-gatto e invito i bambini a considerare la differenza con altre calzature fiabesche, come gli stivali delle sette leghe (nella fiaba Pollicino), un tipico oggetto magico, o la scarpetta di Cenerentola.
Aiutandoli a riflettere sul ruolo del gatto nella fiaba e su quello che questo aiutante rappresenta per il giovane protagonista, pongo la domanda:
Se tu avessi un gatto come “Il gatto con gli stivali”, quale tipo di scarpe gli faresti indossare?

Le risposte variano a seconda delle aspirazioni personali. Molti maschietti, che ambiscono a saper giocare bene a calcio, dichiarano che al loro gatto infilerebbero sicuramente delle scarpe da calciatore. Alcune bambine optano per le scarpine da danza, per i pattini a rotelle, per gli stivaletti da cavallerizza.
Damiano (7 anni) risponde: «Siccome sono stanco di stare fuori casa tutto il giorno, il mio gatto vorrei che calzasse le mie ciabattine di panno, che hanno gli occhi e la bocca».

A proposito di scarpe, consegno ai bambini un brano da leggere tutti insieme, dal titolo Ogni mese ha le sue scarpe.

Ogni mese ha le sue scarpe

Gennaio indossa un paio di scarponcini da montagna.
Febbraio ha due scarpe grosse da pagliaccio.
Marzo pazzerello porta una scarpa diversa dall’altra.
Aprile calza stivaletti per la pioggia.
Le scarpe di Maggio sono quelle della mamma: fiorate e con i tacchi a spillo.
Giugno indossa delle scarpine di tela, leggere leggere.
Luglio ha un paio di sandali di cuoio.
Agosto, se non va a piedi nudi, porta le ciabattine infradito.
Settembre calza scarpe da ginnastica col velcro.
Ottobre ha scarpe con la suola di gomma: a saltarci rimbalzano come molle.
Novembre si infila le pantofole del nonno.
Dicembre porta un paio di stivaloni rossi…identici a quelli di Babbo Natale!
(da: Mirtilla 1- Corso di letture e di educazione linguistica per la Scuola Primaria, di L. Meda e R. Mariani, Ed. La Spiga, 2004)

Il brano stimola i bambini ad elaborare delle brevi sequenze narrative, in cui il personaggio gatto sia inserito in un contesto temporale definito, connotato dall’elemento scarpe…come nei due esempi riportati.

Gaetano (8 anni). C’era una volta a Febbraio un gatto, che, siccome era andato a lavorare in un circo, si comprò un paio di scarpe da pagliaccio.

Karina (7 anni). C’era una volta a Dicembre un gatto, che voleva diventare l’aiutante di Babbo Natale. Così si infilò degli stivaloni rossi e saltò in groppa ad una delle renne che guidavano la slitta, miagolando: «Muoviamoci! Tutti i bambini del mondo aspettano un dono».

In prossimità del Natale, si può far disegnare tutta la serie dei gatti con le scarpe del mese, così da ottenere dodici tavole con cui assemblare un calendario.


ScarpeTre esempi di calzatura scaricati da Google: dopo averle ritagliate e incollate su un foglio A4 o su un cartoncino delle stesse dimensioni, i bambini possono partire da queste immagini e completarle per disegnare il gatto del mese.

Per questo tipo di percorso ogni bambino dispone quindi di:
– 12 fogli A4, bianchi o colorati (oppure 12 cartoncini)
– matita, penna, pastelli e/o pennarelli
– forbici
– colla
– immagini di calzature, secondo le indicazioni del testo Ogni mese ha le sue scarpe.

Il gatto con…

In un secondo incontro, chiedo ai bambini di associare al personaggio-gatto altri accessori, diversi dalle scarpe, in modo da inventare altrettanti titoli sul modello di quello della fiaba classica.
Come esempio propongo il titolo Il gatto col cappello, da un romanzo del Dr. Seuss.

4  illustrazione di Theodor Seuss Geisel, in arte Dr. Seuss

Ecco la lista di accessori emersa durante l’incontro: pinne, occhiali, valigia, pattini a rotelle, ombrello, lancia e scudo, arco con le frecce, tromba, bacchetta magica, scopa volante, telescopio, benda sull’occhio e uncino, maschera di Zorro, pennello, corona, mantello, stella da sceriffo
Dopo aver inventato il titolo della fiaba in base all’accessorio scelto (o sorteggiato) e disegnato il gatto corrispondente, ogni bambino comincia a raccontare, partendo da queste domande:
Dove va un gatto provvisto di…(ad esempio un paio di pinne)? • Che cosa fa? • Chi incontra?

TEMPO LIB(E)RO

1) Il mondo incantato, di Bruno Bettelheim, analizza in chiave psicoanalitica numerose fiabe del repertorio tradizionale, fornendo intuizioni acute e suggestive. Ma soprattutto rivaluta le fiabe, per la loro qualità di rispecchiare la visione magica e “animistica” che il bambino ha delle cose e perché esorcizzano incubi sepolti nell’inconscio, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, servendosi  di un linguaggio simbolico pienamente recepibile dal bambino a livello profondo. (Feltrinelli, 2013)

2) Itinerari nella fiaba, a cura di Franco Cambi, offre una rilettura di sintesi (ma anche analitica: di autori, di testi, di temi) dell’universo della fiaba d’autore e non, che cerca di condensarne l’immagine soprattutto moderna e di riconfermarne la valenza ancora autenticamente formativa. (Edizioni ETS, 2000)

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