Il sogno di temPierino

Il sogno di temPierino

Addormentato dentro l’astuccio di Corrado, accanto al righello e alla gomma da cancellare, il temperamatite sognò di essere nel bosco ai piedi della grande montagna. Ed ecco che nel sogno gli si avvicinò uno gnomo barbuto!
«Che razza di animaletto sei?» gli domandò lo gnomo, non appena lo vide seduto sopra il tronco reciso di un albero.
«Non sono un animale. Sono un temperamatite, io! Il mio nome è temPierino» rispose il temperamatite, un po’ offeso per non essere stato riconosciuto.
«Ah si? E che cos’è un temperamatite?» chiese ancora lo gnomo.
«Come sarebbe a dire che cos’è un temperamatite? Un temperamatite, o temperino – come lo chiamano i bambini – è un oggetto indispensabile, che serve ad appuntire le matite colorate. Non hai mai usato le matite colorate, tu?»
Lo gnomo si grattò la barba dubbioso.
Poi, dopo averci pensato sopra ancora per un attimo, dichiarò:
«No, personalmente non ho mai usato delle matite colorate. Anche perché noi gnomi adoperiamo i nostri cappelli magici, sia per disegnare che per fare tutto il resto. O perlomeno….» e lo gnomo abbassò lo sguardo, pieno di vergogna, «io adoperavo il mio, prima di avergli morsicato la punta in un momento di rabbia».
TemPierino fissò il cappellino di corteccia rossa a forma di cono, che lo gnomo indossava pur con la punta smozzicata.
«Se è solo una questione di punta, posso aggiustartelo io!» propose all’improvviso. «Ho sempre desiderato far la punta a qualcosa di diverso dalla solita matita e il cappello di uno gnomo è proprio quello che mi ci vuole per incominciare».
«D’accordo! Se ritieni di essere capace…» approvò lo gnomo, togliendosi il cappello dalla testa e consegnandolo all’intraprendente temperamatite. «Questo è il mio berretto. Comincia pure ad appuntirlo!»
Senza perdere tempo, temPierino si infilò in bocca il cappello dalla parte della punta e… cricchete, crocchete, lo avvitò su se stesso finché la punta di corteccia non fu bell’e che temperata!
«Vedi? È tornato come nuovo» annunciò quindi allo gnomo, mentre gli riconsegnava il cappello.
Lo gnomo barbuto si rigirò il cappello tra le mani.
«Hai fatto davvero un ottimo lavoro!» esclamò soddisfatto. Una punta così aguzza il mio cappello non ce l’ha mai avuta. Chissà quante magie mi aiuterà a fare d’ora in avanti! Ma, dimmi… Che cosa posso fare per te, per ricompensarti del tuo lavoro?»
TemPierino guardò in alto, verso le nuvole che nascondevano la cima delle montagne, e disse:
«Mi piacerebbe che con la tua magia mi trasportassi fin lassù, sulla cima della grande montagna. Sai, dopo aver appuntito il cappello di un essere fatato, vorrei provare a far la punta a qualcosa che sia ancora più duro. Così ho pensato che la cima della montagna, erosa dai venti e dalle piogge, potrebbe per l’appunto servire alo scopo».
Detto fatto, e grazie al cappello magico dello gnomo, temPierino finì quindi sulla cima della grande montagna.
Allora, senza perdere tempo, si mise subito all’opera e in men che non si dica… cricchete, crocchete e cricchete, crocchete, la montagna si ritrovò con una punta aguzza come quando era appena nata.
Sbalordito per lo straordinario prodigio compiuto, lo gnomo si congratulò col temperamatite:
«Se non ti avessi visto temperare la punta con i miei occhi, non ci avrei mai creduto. Sei davvero un mago, temPierino! E adesso? C’è qualcos’altro che vorresti temperare, adesso?»
Gongolandosi per il complimento ricevuto dallo gnomo, temPierino guardò ancora più in alto, verso il cielo che si stava ormai riempiendo di stelle, e sussurrò:
«Oh sì che ci sarebbe! La vedi quella stellina lassù? Ecco, dopo aver reso aguzza la cima di una montagna, mi piacerebbe provare ad appuntire qualcosa che sia ancora più irraggiungibile! Sicché pensavo che quella stellina con le punte consumate a forza di brillare potesse fare proprio al caso mio».

tempierino

Poiché nessuna magia è impossibile per il cappello di uno gnomo, temPierino volò in un baleno a cavallo della stellina che aveva consumato le punte. Così, sentendo il cuore battere forte forte per la gioia, si diede da fare e… cricchete, crocchete, cricchete, crocchete e ancora cricchete crocchete – le punte delle stella sono assai più dure delle cime delle montagne! – iniziò a temperare. E temperò, temperò senza fermarsi, finché le cinque punte della stellina diventarono talmente aguzze, che persino la Notte si punse le dita sfiorandone una.

Driinnn!!! Il suono della campanella sveglio temPierino, che si ritrovò al solito posto, nell’astuccio di Corrado.
«Peccato! Era soltanto un sogno» sbuffò deluso, dopo essersi sgranchito per bene. «Ah, ma se oggi Corrado crede di far temperare le sue matite a me, che ho temperato nientemeno che il cappello di uno gnomo, la cima di una montagna, le punte di una stella….»
L’astuccio si aprì all’improvviso.
«La matita è spuntata» annunciò una voce di bambino, estraendo il temperamatite dall’astuccio e usandolo per temperare.
Crac!
«Uffa! Mi hai spezzato la punta un’altra volta. Sei il solito dispettoso, tu! Non per niente ti ho soprannominato temPierino» protestò Corrado, come se il temperamatite potesse capirlo. «Adesso con che cosa lo faccio il disegno? E pensare che mi era venuta un’idea strepitosa!»
TemPierino agguzzò le orecchie, perché non capitava spesso che il suo padroncino si entusiasmasse per un disegno.
«Proprio così, mi era venuto in mente un disegno bellissimo!» insistette a dire Corrado, tentando ancora di temperare la matita. «Il disegno di uno gnomo con il cappello a cono, che sta fermo ai piedi di una montagna alta e aguzza, illuminata da una spledida stella a cinque punte.»
A quelle parole, temPierino trattenne il respiro e decise che non era più il caso di ribellarsi.
“Aiutare Corrado a realizzare il suo disegna” pensò, mentre si impegnava a temperare la matita senza romperle la punta, “in fondo sarà un po’ come rendere vero il mio sogno!”

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