I capri ricci di Amanda – Capitolo VI

Un intruso nel baule

A notte fonda Amanda viene svegliata da un rumore.
«Chi è? Cos’è stato?» esclama, rizzandosi a sedere sul letto.
La casa è avvolta nel silenzio. Tutti dormono. Dormono mamma e papà, dorme Robertino… Anche i personaggi delle Storie di latte e di formaggini se la dormono, beatamente pigiati tra le pagine del libro.
All’improvviso Amanda si ricorda di loro, così accende la luce e si guarda intorno.
Il libro giace chiuso sul pavimento e Amanda lo raccoglie.
«Sapessi che sogno buffo mi hai fatto fare!» gli confida, come se il libro potesse sentirla. «Mi sono sognata che i personaggi delle tue storie si staccavano dalle pagine e… Beh, lasciamo stare! Adesso è ancora notte, e io devo continuare a dormire».
Dopo aver appoggiato il libro sul comodino, Amanda spegne la luce e si riaggiusta sotto le coperte.
Toc, toc!
Il rumore è più forte di prima e per di più accompagnato da una voce flebile, che  somiglia al pianto di un neonato.
Amanda si risveglia di soprassalto e riaccende la luce.
«Che sia Robertino che ha fame?»
Scesa dal letto, si dirige verso la porta della camera, quando il rumore si ripete per la terza volta.
Ora Amanda non ha dubbi: il rumore non proviene da fuori, ma dalla sua cameretta e precisamente dall’interno del baule che  contiene i giocattoli.
Toc, toc!
Spaventatissima, Amanda corre a rifugiarsi nel letto mentre un pensiero terribile le attraversa la mente.
“E se nel baule c’è un mostro che è venuto apposta per portarmi via?”
A un tratto il coperchio del baule si solleva, giusto il tempo di lasciar uscire… indovinate chi?
Amanda si stropiccia gli occhi incredula, poi li spalanca di nuovo. Ma sì, hai visto giusto! C’è proprio un capretto rosso a pelo riccio, un capretto provvisto di corna e barba. È stato lui a belare un attimo prima nel baule. Altro che dar la colpa a suo fratello!
«Salve be-e-e-ella bambina! Sono capro Sabatino» si presenta il capretto.

 

Amanda vorrebbe spiccicare una frase, perlomeno un saluto. La sorpresa però le ha congelato la lingua, sicché se ne resta muta, a bocca spalancata, e fissa il capretto dalla punta delle corna al fondo delle zampe.
Arrivata alle zampe, un particolare le pizzica la lingua e gliela scioglie. Non del tutto – intendiamoci! – ma quanto basta per pronunciare quattro parole:
«Tu porti le scarpe!!!»
«Perché? Trovi che mi stiano male?» bela il capretto.
«Oh no! Non è per questo»  risponde Amanda, a cui la lingua si è ormai sciolta completamente. «È solo che le tue scarpe sono identiche alle scarpe che volevo io!»
«Per forza! Sono il tuo capriccio delle scarpe gialle con la fibbia che suona. Quali altre scarpe avrei potuto calzare?»
«Sei un ca-ca-capriccio?» balbetta Amanda.
«Non un capriccio qualsiasi, bimba cara! Un tuo capriccio! Non ti sei accorta che io e te abbiamo gli stessi riccioli di fuoco?»
Amanda si afferra una ciocca di capelli e la confronta con il pelo del capretto: in effetti capelli e pelo sono rossi e ricciuti allo stesso modo.
Sbalordita, torna a fissare il muso aguzzo del capretto e non riesce a capacitarsi di come un suo capriccio sia potuto diventare una capra.
Il capretto, stanco di essere fissato, la ricambia con un belato infastidito:
«Be-e-eee, che hai da fissarmi? Non hai mai visto una capra?»
«No, cioè si! Una capra l’ho vista. È un capriccio che si è trasformato in capretto che non ho mai visto!»
«Be-e-eee, c’è sempre una prima volta» bela ancora il capretto. «E comunque ti ci abituerai: c’è un intero gregge che ti aspetta!»
«Un gregge addirittura? Ma come? Non sei l’unico capretto?»
«Eh no, cara! Tu di capricci ne hai fatti a bizzeffe, perciò c’è un capro riccio per ogni tuo capriccio».
Ripensandoci, Amanda è costretta ad ammettere che il capretto non ha tutti i torti: di capricci ne ha fatti parecchi davvero, almeno una ventina solo nell’ultima settimana!
«D’accordo, Sabatino!» risponde quindi con un sospiro. «Dove sta questo gregge?»

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