I capri ricci di Amanda – Capitolo II

Un impiastro di fratellino

Non appena la mamma apre la porta di casa, le viene incontro il papà.
«Siete tornate, finalmente!» sbotta sollevato. «Robertino inizia ad avere fame e io non so più come calmarlo».
Amanda entra in casa senza salutare. È spettinata, con il muso lungo e il papà capisce al volo che qualcosa non va.
«Che ti è capitato, piccola?» domanda premuroso. «E le scarpe? Le hai trovate o no queste scarpe?»
«Lascia perdere. Andrea!» interviene la mamma. «Amanda mi ha fatto arrabbiare, così niente scarpe. Figurati! Si era impuntata di comprarsi un paio di ridicolissime scarpe gialle con la fibbia che suona».
«A me piacevano!» grugnisce Amanda, prima di correre a rifugiarsi in camera sua.
Papà alza gli occhi al cielo.
“Le passerà” pensa. “È uno dei suoi soliti capricci”.
La mamma intanto si accosta alla culla, dove Robertino si dimena piagnucolando.
«Eccolo qui il mio ometto che è tanto, tanto affamato!» gli sussurra dolcemente.
Robertino riconosce la mamma e cessa di piagnucolare. Emette una specie di trillo e agita le manine, per farsi tirar su.
«Ti prendo subito, tesoro!» lo rassicura la mamma, chinandosi sopra di lui.
Quando la mamma comincia ad allattare Robertino, ricompare Amanda. Ora ha i capelli raccolti in una coda e il viso lieto: del suo capriccio non c’è più neppure l’ombra.
«Quanto mangia!» commenta, avvicinandosi alla mamma.
La mamma, che in fatto di capricci ha la memoria corta, sorride e risponde:
«Tutti i bambini appena nati devono mangiare molto per poter crescere sani e robusti. Anche tu, sai, eri sempre affamata».
«E mi davi il tuo latte come fai con Robertino?»
«Te l’ho già spiegato, Amanda. Sicuro che ti davo il mio latte! Da piccola eri ghiottissima di latte. Non come adesso che, per costringerti a berne un bicchiere, divento matta!»
In effetti da qualche tempo Amanda non vuol più saperne né di latte né di formaggio, nonostante la mamma si ostini a ripeterle che latte e formaggio sono alimenti indispensabili.
«Quello che bevo adesso non è mica latte di mamma! Forse il latte di mamma ha un sapore tutto speciale» controbatte Amanda, osservando il fratellino di tre mesi che succhia dal seno, avido e beato.

capitolo-2-a

Improvvisamente si diffonde un odore inconfondibile.
«Mi sa che l’ha fatta di nuovo» dichiara Amanda, annusando l’aria con disgusto.
La mamma annuisce.
«Eh si! Ho proprio l’impressione che il nostro maialino si sia sporcato di nuovo».
Come se avesse capito che stanno parlando di lui, Robertino si stacca dal seno della mamma e guarda Amanda, Poi, con un gorgoglio, rigurgita una boccata di latte.
«Bleah!!!» reagisce Amanda. «Non ti fa un po’ schifo, mamma?»
Mentre asciuga la bocca di Robertino, la mamma sospira.
«Che vuoi, Amanda, noi mamme siamo abituate a questo genere di schifezze! È sicuro che adesso il signorino va cambiato da cima a fondo. Cosa ne diresti di darmi una mano?»
Amanda pronuncia un sì. Ma è un sì poco convinto perché le prude un nuovo capriccio e, quando un capriccio prude, si sa che bisogna dargli la possibilità di esprimersi.
Ad un tratto il capriccio diventa incontrollabile, per cui Amanda si rimangia il sì e sbotta:
«Per la verità io ero venuta a chiederti un’altra cosa. Volevo che tu mi aiutassi a costruire un treno!»
I treni sono la grande passione di Amanda, che si diverte a costruirli con i mattoncini delle costruzioni.
«Semmai ti aiuto più tardi» risponde la mamma. «Prima devo cambiare Robertino».
«Uffa! Ma io voglio giocare subito» ribadisce Amanda, alzando la voce.
«Vedi bene che subito non è possibile. Prova a chiederlo a papà!»
«Io non voglio papà! Voglio te e adesso!»
Le parole di Amanda escono come un grido, tanto che Robertino, spaventato, si mette a frignare.
«Su, su, non piangere!» prova a calmarlo la mamma.
Richiamato dal baccano, sopraggiunge il papà.
«Si può sapere che cosa succede?»
«Succede che, per colpa di quell’impiastro, la mamma non ha più tempo di giocare con me!» urla Amanda, diventando tutta rossa come i suoi capelli.
La mamma fissa il papà e il papà fissa la mamma. Nessuno dei due però riesce a dir nulla, perché proprio in quel momento qualcuno suona alla porta.

capitolo-2-b

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