Dal futuro capolavoro editoriale “La città delle talpe”

Da parola nasce cosa Dalla parola “golf” letta al rovescio, per esempio, nasce una storia sul flog, uno sport inventato che consiste nel lanciare una pallina fuori dalla buca (il golf diventa in questo caso uno sport bifronte!).
L’idea del flog come sport praticato dalle talpe è di mio figlio. Del resto, chi meglio di un animaletto abituato a vivere in gallerie sotterranee potrebbe cimentarsi in un gioco che è il contrario del golf?

Aggiungo che con questo brano mio figlio partecipò ad un concorso dal titolo “Fair Play – Fair Sport”, organizzato dall’Assessorato allo Sport della Provincia di Milano, e si classificò tra i vincitori.

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Un talpa appena sbucata dalla tana, da  Focus Junior, 26 settembre 2012

Un colpo…e via! 

La talpa si sgranchì la robusta zampa anteriore, che avrebbe usato per lanciare la pallina fuori dalla buca.
«Lewis!» chiamò alle sue spalle l’allenatore. «Hai ripetuto gli esercizi preparatori, come ti avevo suggerito?»
La giovane talpa si voltò e arricciò ripetutamente il naso, per annusare l’inconfondibile odore di terra concimata che Tom, l’allenatore, si portava incollato alla pelliccia.
«Sì, credo di essermi allenato abbastanza!» rispose, annuendo con il musetto appuntito. «Ho cercato anche di lavorare sullo swing da conferire alla mia zampa al momento del tiro. Non sei stato tu ad insegnarmi che il flog è soprattutto questione di swing
«Certamente, figliolo! Persino gli uomini che giocano a golf,  uno sport esattamente opposto a quello che pratichiamo noi, lo sostengono: il movimento oscillatorio con cui si colpisce la palla, lo swing,  è di fondamentale importanza! Vedi, lo swing è parte di un giocatore. C’è qualcosa di unico e irripetibile nello swing di ciascuno di voi. Come se ognuno di voi trasferisse nello swing l’intero suo modo di essere».
«Adesso mi sembra che tu stia un po’ esagerando con questi tuoi discorsi filosofici!» dichiarò Lewis, tornando a concentrarsi sulla pallina lucida e liscia, bloccata al centro della buca.
«No, che non esagero!» ribadì l’allenatore senza scomporsi. «Il fatto è che voi giovani non capite che lo sport è una metafora della vita e lo swing, cioè lo stile che tu usi per lanciare la pallina, è lo stesso stile che adotti nelle circostanze della vita».
Quand’ebbe finito di parlare, il vecchio talpone, che aveva allenato Lewis fin da cucciolo, lasciò la galleria e tornò ad accomodarsi tra il pubblico.
Lewis allora sfiorò la pallina con le vibrisse umide e cominciò a far oscillare avanti e indietro la zampa simile ad una pala, che le altre talpe usavano esclusivamente per scavare gallerie sotterranee.
Mentre il pubblico gridava il suo nome, la giovane talpa si sentì rabbrividire. Erano ormai due anni che deteneva il titolo di campione di flog – lo sport talpesco, consistente appunto nello spingere una pallina di gomma indurita fuori da una buca e il più lontano possibile – eppure mai come in questa gara egli aveva avvertito tutta la responsabilità del suo gioco.
“Che mi prende?” si chiese Lewis, preoccupato. “In fondo mi sono allenato meglio delle altre volte, così mi basta un colpo e la pallina arriverà di sicuro più lontana di quanto riesca a lanciarla il mio avversario. Sì, un colpo…e via!” ripeté a se stesso, concentrandosi definitivamente sul colpo che avrebbe sferrato di lì a poco.
D’un tratto, in quell’ultimo swing, che avrebbe portato la palla oltre le bandierine e al di là degli ostacoli di sabbia e di acqua predisposti dai giudici di gara, Lewis vide scorrere alcuni momenti della sua vita e riprovò le stesse emozioni di allora. Il batticuore di quando Mary lo aveva baciato per la prima volta, per esempio. O la terribile paura che lo aveva assalito il giorno in cui aveva rischiato di essere catturato da un falco. E poi il senso di appagamento indescrivibile che lo pervadeva, allorché, interrogandosi al termine di una gara, poteva ammettere onestamente con se stesso di essere stato leale verso le regole del gioco e soprattutto nei confronti dell’avversario. Un avversario che – se lo era ripromesso fin dalla prima gara – aveva il dovere di rispettare come talpa, prima ancora che come flogghista.
“Il buon, saggio Tom ha ragione” pensò, inspirando a pieni polmoni come faceva sempre prima di colpire il bersaglio. “Nel mio swing c’è tutta la mia voglia di vivere la vita”.
Lewis chiuse gli occhi, poiché la vista non è certo quello tra i cinque sensi più usato dalle talpe. Poi, finalmente, la sua zampa unghiuta si scontrò con la superficie fredda della pallina da flog (o da golf, come preferivano chiamarla gli uomini). La palla sprizzò dalla buca e tutte le talpe presenti tesero le orecchie per seguirne la traiettoria.
«Avete sentito che stile?» squittì una talpa, che non si sarebbe persa una partita di flog per tutto l’oro del mondo. «Gli è bastato un colpo…e via!»
Tom, il vecchio allenatore con la pelliccia che puzzava di terra concimata, approvò con un sorriso sdentato:
«Sicuro, gli è bastato un colpo. Ma il suo è stato un colpo da campione!»

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