Archivio mensile:marzo 2018

I capri ricci di Amanda – Capitolo III

Nonno Osvaldo

«Chi è?»
«Sono io. Sono nonno Osvaldo».
Nonno Osvaldo è il nonno di Giulia, la mamma di Amanda, e ogni sabato pomeriggio si presenta alla stessa ora con un vassoio di biscotti appena sfornati.
«Non è troppo tardi per far la merenda tutti insieme, vero?!» si informa, non appena varca la soglia di casa.
«Oh no, nonno! Sei puntuale come sempre» è l’immancabile risposta della nipote. «Adesso ti preparo un bel cappuccino con sopra una montagna di schiuma».
Nonno Osvaldo posa il vassoio di biscotti e si frega le mani soddisfatto: alla sua età – 87 anni suonati – le abitudini sono una cosa a cui non si rinuncia facilmente, soprattutto l’abitudine di bere un cappuccino in compagnia della propria famiglia.
Quest’oggi nonno Osvaldo è allegro più del solito. Oltre al vassoio di biscotti, ha portato un libro illustrato, che non vede l’ora di regalare ad Amanda.
«Amanda, dove sei? Dov’è la mia pronipote preferita? Vieni, che ho un regalino per te!»
Amanda arriva, scura in volto.
«Che faccia, per la miseria!» esclama il nonno. «Ti hanno forse costretto ad ingoiare pâté di verme in salsa rancida?»
«Pâté di verme in salsa racida?» ripete Amanda con tanto d’occhi. «Ma che cosa inventi, nonno?!»
«Perché? Non ne hai  mai assaggiato neanche un cucchiaino?»
«Certo che no!»
«Strano! Avrei giurato il contrario. Allora, che è quella faccia? Sfogati! L’unico orecchio che non mi si è ancora guastato è a tua disposizione».
Il nonno le porge l’orecchio sano e Amanda non si fa ripetere l’invito.
«Sono arrabbiata, perché la mamma non ha più tempo per nessuno, fuorché per Robertino» tira fuori tutto d’un fiato.
«Per mille pifferi stonati!» ribatte il nonno, fingendo di mostrarsi molto turbato. « Vuoi dire che non ha più tempo neppure per il mio cappuccino?»

nonno-osvaldo

«Tranquillo, nonno Osvaldo!» si intromette il papà. «Giulia è di là che cambia Robertino, ma adesso viene subito. Amanda esagera sempre».
«Ah, per fortuna! Ormai il mio vecchio naso» e il nonno arriccia il naso a peperone, «s’è abituato a fare un tuffo dentro la schiuma di cappuccino, il sabato pomeriggio. Chi l’avrebbe persuaso a trovarsi un altro passatempo?»
Le smorfie e la battuta di nonno Osvaldo non ottengono il risultato sperato, perché Amanda non se ne cura affatto e risponde:
«Non sono io che esagero. È la mamma che non gioca più con me».
Il nonno allora decide di cambiare la tattica. Diventa serio e dice:
«Devi avere pazienza, piccola mia! È normale che, quando nasce un fratellino, un bambino si senta un po’ trascurato. Capita a tutti».
«Non è vero! A Valentina ne sono nati due di fratellini, ma lei non si sente trascurata per niente».
«Due fratellini addirittura?»
«Si, due fratellini in un colpo solo. La mamma di Valentina ha avuto due gemelli: Alan e Kevin».
«Alan e Kevin… Però!» commenta il nonno. «Io invece credo che con due fratellini la tua amica Valentina si senta trascurata il doppio di te».
Amanda ci pensa su.
«Beh, insomma… Non lo so!» sbuffa. «E comunque la mamma di Valentina la riempie di regali».
«Se è solo questione di regali, te ne ho giusto portato uno. Si tratta di un bel libro illustrato, che mi ha colpito per il sui titolo».
Il faccione di nonno Osvaldo si illumina, mentre estrae il regalo da una borsa per consegnarlo alla nipotina.
Amanda afferra il libro e, dopo aver letto le parole stampate sulla copertina, è indecisa se rallegrasi oppure no. Il libro si intitola: Storie di latte e di formaggini.

I capri ricci di Amanda – Capitolo II

Un impiastro di fratellino

Non appena la mamma apre la porta di casa, le viene incontro il papà.
«Siete tornate, finalmente!» sbotta sollevato. «Robertino inizia ad avere fame e io non so più come calmarlo».
Amanda entra in casa senza salutare. È spettinata, con il muso lungo e il papà capisce al volo che qualcosa non va.
«Che ti è capitato, piccola?» domanda premuroso. «E le scarpe? Le hai trovate o no queste scarpe?»
«Lascia perdere. Andrea!» interviene la mamma. «Amanda mi ha fatto arrabbiare, così niente scarpe. Figurati! Si era impuntata di comprarsi un paio di ridicolissime scarpe gialle con la fibbia che suona».
«A me piacevano!» grugnisce Amanda, prima di correre a rifugiarsi in camera sua.
Papà alza gli occhi al cielo.
“Le passerà” pensa. “È uno dei suoi soliti capricci”.
La mamma intanto si accosta alla culla, dove Robertino si dimena piagnucolando.
«Eccolo qui il mio ometto che è tanto, tanto affamato!» gli sussurra dolcemente.
Robertino riconosce la mamma e cessa di piagnucolare. Emette una specie di trillo e agita le manine, per farsi tirar su.
«Ti prendo subito, tesoro!» lo rassicura la mamma, chinandosi sopra di lui.
Quando la mamma comincia ad allattare Robertino, ricompare Amanda. Ora ha i capelli raccolti in una coda e il viso lieto: del suo capriccio non c’è più neppure l’ombra.
«Quanto mangia!» commenta, avvicinandosi alla mamma.
La mamma, che in fatto di capricci ha la memoria corta, sorride e risponde:
«Tutti i bambini appena nati devono mangiare molto per poter crescere sani e robusti. Anche tu, sai, eri sempre affamata».
«E mi davi il tuo latte come fai con Robertino?»
«Te l’ho già spiegato, Amanda. Sicuro che ti davo il mio latte! Da piccola eri ghiottissima di latte. Non come adesso che, per costringerti a berne un bicchiere, divento matta!»
In effetti da qualche tempo Amanda non vuol più saperne né di latte né di formaggio, nonostante la mamma si ostini a ripeterle che latte e formaggio sono alimenti indispensabili.
«Quello che bevo adesso non è mica latte di mamma! Forse il latte di mamma ha un sapore tutto speciale» controbatte Amanda, osservando il fratellino di tre mesi che succhia dal seno, avido e beato.

capitolo-2-a

Improvvisamente si diffonde un odore inconfondibile.
«Mi sa che l’ha fatta di nuovo» dichiara Amanda, annusando l’aria con disgusto.
La mamma annuisce.
«Eh si! Ho proprio l’impressione che il nostro maialino si sia sporcato di nuovo».
Come se avesse capito che stanno parlando di lui, Robertino si stacca dal seno della mamma e guarda Amanda, Poi, con un gorgoglio, rigurgita una boccata di latte.
«Bleah!!!» reagisce Amanda. «Non ti fa un po’ schifo, mamma?»
Mentre asciuga la bocca di Robertino, la mamma sospira.
«Che vuoi, Amanda, noi mamme siamo abituate a questo genere di schifezze! È sicuro che adesso il signorino va cambiato da cima a fondo. Cosa ne diresti di darmi una mano?»
Amanda pronuncia un sì. Ma è un sì poco convinto perché le prude un nuovo capriccio e, quando un capriccio prude, si sa che bisogna dargli la possibilità di esprimersi.
Ad un tratto il capriccio diventa incontrollabile, per cui Amanda si rimangia il sì e sbotta:
«Per la verità io ero venuta a chiederti un’altra cosa. Volevo che tu mi aiutassi a costruire un treno!»
I treni sono la grande passione di Amanda, che si diverte a costruirli con i mattoncini delle costruzioni.
«Semmai ti aiuto più tardi» risponde la mamma. «Prima devo cambiare Robertino».
«Uffa! Ma io voglio giocare subito» ribadisce Amanda, alzando la voce.
«Vedi bene che subito non è possibile. Prova a chiederlo a papà!»
«Io non voglio papà! Voglio te e adesso!»
Le parole di Amanda escono come un grido, tanto che Robertino, spaventato, si mette a frignare.
«Su, su, non piangere!» prova a calmarlo la mamma.
Richiamato dal baccano, sopraggiunge il papà.
«Si può sapere che cosa succede?»
«Succede che, per colpa di quell’impiastro, la mamma non ha più tempo di giocare con me!» urla Amanda, diventando tutta rossa come i suoi capelli.
La mamma fissa il papà e il papà fissa la mamma. Nessuno dei due però riesce a dir nulla, perché proprio in quel momento qualcuno suona alla porta.

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