Archivio mensile:marzo 2015

Non solo con gli stivali!

Immagine

Illustrazione di Silvana Cianciolo

Stavolta è di scena Il gatto con gli stivali, la celebre fiaba di C. Perrault, grazie alla quale il bambino acquisisce la speranza che anche i più umili possano riuscire nella vita, sormontandone tutte le difficoltà (1).
Il messaggio della fiaba – dove il gatto rappresenta l’alter-ego attivo del figlio del mugnaio, di cui impersonifica l’ambizione, il coraggio e la spavalderia (2) – è dunque la fiducia nella propria autorealizzazione.
Che altro dire per introdurre questo percorso di lettura, rivolto ai bambini delle classi 1a e 2a della scuola Primaria?
Animale dal simbolismo ambivalente (considerato alla stregua di una divinità presso l’antico Egitto, era associato alla stregoneria durante il Medioevo), il gatto è un aiutante piuttosto insolito che, nella fiaba in questione, non si serve di un oggetto magico, bensì di un oggetto, contrassegno di un determinato status sociale. Gli stivali del gatto sono infatti le calzature che assimilano l’animale a un cavaliere e che gli permettono di essere accolto alla corte del re.

Parole in pratica
Leggendo la fiaba (e animandola grazie all’utilizzo di alcuni burattini), mi soffermo proprio sull’oggetto-stivali che definisce il personaggio-gatto e invito i bambini a considerare la differenza con altre calzature fiabesche, come gli stivali delle sette leghe (nella fiaba Pollicino), un tipico oggetto magico, o la scarpetta di Cenerentola.
Aiutandoli a riflettere sul ruolo del gatto nella fiaba e su quello che questo aiutante rappresenta per il giovane protagonista, pongo la domanda:
Se tu avessi un gatto come “Il gatto con gli stivali”, quale tipo di scarpe gli faresti indossare?

Le risposte variano a seconda delle aspirazioni personali. Molti maschietti, che ambiscono a saper giocare bene a calcio, dichiarano che al loro gatto infilerebbero sicuramente delle scarpe da calciatore. Alcune bambine optano per le scarpine da danza, per i pattini a rotelle, per gli stivaletti da cavallerizza.
Damiano (7 anni) risponde: «Siccome sono stanco di stare fuori casa tutto il giorno, il mio gatto vorrei che calzasse le mie ciabattine di panno, che hanno gli occhi e la bocca».

A proposito di scarpe, consegno ai bambini un brano da leggere tutti insieme, dal titolo Ogni mese ha le sue scarpe.

Ogni mese ha le sue scarpe

Gennaio indossa un paio di scarponcini da montagna.
Febbraio ha due scarpe grosse da pagliaccio.
Marzo pazzerello porta una scarpa diversa dall’altra.
Aprile calza stivaletti per la pioggia.
Le scarpe di Maggio sono quelle della mamma: fiorate e con i tacchi a spillo.
Giugno indossa delle scarpine di tela, leggere leggere.
Luglio ha un paio di sandali di cuoio.
Agosto, se non va a piedi nudi, porta le ciabattine infradito.
Settembre calza scarpe da ginnastica col velcro.
Ottobre ha scarpe con la suola di gomma: a saltarci rimbalzano come molle.
Novembre si infila le pantofole del nonno.
Dicembre porta un paio di stivaloni rossi…identici a quelli di Babbo Natale!
(da: Mirtilla 1- Corso di letture e di educazione linguistica per la Scuola Primaria, di L. Meda e R. Mariani, Ed. La Spiga, 2004)

Il brano stimola i bambini ad elaborare delle brevi sequenze narrative, in cui il personaggio gatto sia inserito in un contesto temporale definito, connotato dall’elemento scarpe…come nei due esempi riportati.

Gaetano (8 anni). C’era una volta a Febbraio un gatto, che, siccome era andato a lavorare in un circo, si comprò un paio di scarpe da pagliaccio.

Karina (7 anni). C’era una volta a Dicembre un gatto, che voleva diventare l’aiutante di Babbo Natale. Così si infilò degli stivaloni rossi e saltò in groppa ad una delle renne che guidavano la slitta, miagolando: «Muoviamoci! Tutti i bambini del mondo aspettano un dono».

In prossimità del Natale, si può far disegnare tutta la serie dei gatti con le scarpe del mese, così da ottenere dodici tavole con cui assemblare un calendario.


ScarpeTre esempi di calzatura scaricati da Google: dopo averle ritagliate e incollate su un foglio A4 o su un cartoncino delle stesse dimensioni, i bambini possono partire da queste immagini e completarle per disegnare il gatto del mese.

Per questo tipo di percorso ogni bambino dispone quindi di:
– 12 fogli A4, bianchi o colorati (oppure 12 cartoncini)
– matita, penna, pastelli e/o pennarelli
– forbici
– colla
– immagini di calzature, secondo le indicazioni del testo Ogni mese ha le sue scarpe.

Il gatto con…

In un secondo incontro, chiedo ai bambini di associare al personaggio-gatto altri accessori, diversi dalle scarpe, in modo da inventare altrettanti titoli sul modello di quello della fiaba classica.
Come esempio propongo il titolo Il gatto col cappello, da un romanzo del Dr. Seuss.

4  illustrazione di Theodor Seuss Geisel, in arte Dr. Seuss

Ecco la lista di accessori emersa durante l’incontro: pinne, occhiali, valigia, pattini a rotelle, ombrello, lancia e scudo, arco con le frecce, tromba, bacchetta magica, scopa volante, telescopio, benda sull’occhio e uncino, maschera di Zorro, pennello, corona, mantello, stella da sceriffo
Dopo aver inventato il titolo della fiaba in base all’accessorio scelto (o sorteggiato) e disegnato il gatto corrispondente, ogni bambino comincia a raccontare, partendo da queste domande:
Dove va un gatto provvisto di…(ad esempio un paio di pinne)? • Che cosa fa? • Chi incontra?

TEMPO LIB(E)RO

1) Il mondo incantato, di Bruno Bettelheim, analizza in chiave psicoanalitica numerose fiabe del repertorio tradizionale, fornendo intuizioni acute e suggestive. Ma soprattutto rivaluta le fiabe, per la loro qualità di rispecchiare la visione magica e “animistica” che il bambino ha delle cose e perché esorcizzano incubi sepolti nell’inconscio, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, servendosi  di un linguaggio simbolico pienamente recepibile dal bambino a livello profondo. (Feltrinelli, 2013)

2) Itinerari nella fiaba, a cura di Franco Cambi, offre una rilettura di sintesi (ma anche analitica: di autori, di testi, di temi) dell’universo della fiaba d’autore e non, che cerca di condensarne l’immagine soprattutto moderna e di riconfermarne la valenza ancora autenticamente formativa. (Edizioni ETS, 2000)

Ti presento un libro

Un’agile scheda del libro da completare dopo la lettura, che utilizzo nella scuola Primaria, a partire dalla classe 3a, ma anche oltre.

SCHEDA DEL LIBRO DI

Copertina del libro fotocopiata; oppure: Autore
                                                                    Titolo
                                                                    Editore

Protagonista/i: …

Luogo/ghi: …

Tempo:

Punti di snodo:
                              
                             

La frase sottolineata:

Perché questa frase ti ha colpito?

Questa frase è importante per la storia?

Ti consiglio di leggere il libro perché:

Ti consiglio di non leggere il libro perché:

Le schede si possono fotocopiare e riunire in tanti fascicoli quanti sono gli alunni della classe. Ogni bambino ha così a disposizione un catalogo di libri da consultare.

Giuliana (classe 4a), dopo aver letto Ofelia e il teatro delle ombre di Michael Ende, completa così:

                                     SCHEDA DEL LIBRO DI Giuliana F.

COPERTINA

Protagonista/i: la vecchia signorina Ofelia; le ombre che non appartengono a nessuno
Luogo/ghi: una piccola vecchia città
                    di villaggio in villaggio, di paese in paese
                    in Paradiso

Tempo: subito dopo l’arrivo della televisione

Punti di snodo:quando Ofelia decide di prendere con sé le ombre “orfane”
                              quando le ombre decidono di prendersi cura di Ofelia                                        • quando Ofelia incontra la Morte

La frase da sottolineare: Si avvolse nella grande ombra fredda e il mondo attorno a lei si fece scuro. Ma poi di colpo fu come se le si aprissero due occhi totalmente nuovi, occhi giovani e limpidi, non più vecchi né miopi. E non ebbe più bisogno di occhiali per vedere dov’era.

Perché questa frase ti ha colpito?      Perché descrive la morte

Questa frase è importante per la storia?    Sì, perché fa finire la storia al di là della fine che uno si aspetta.

Ti consiglio di leggere il libro perché:… racconta che gli amici trovano sempre la maniera di aiutarsi e perché parla della morte in un modo che non fa paura.

Ti consiglio di non leggere il libro perché:

Tra virgolette
Imparare a valutare ciò che si è letto non è solo funzionale alla capacità espressiva, ma incoraggia l’autostima, il sentirsi in grado di manifestare un giudizio. Saper valutare significa poter scegliere e il bambino imparerà presto che un libro è collegato ad altri e che si possono ritrovare somiglianze di personaggi, di situazioni, di temi, di generi. E, che se una storia ci è piaciuta, potremo leggere storie dello stesso tipo, costruendo il nostro personale percorso di lettura.

             Paola Zannoner (da Come si costruisce un percorso di lettura)

Identikit di un giovane lettore

Per incoraggiare l’approccio al libro e alla lettura propongo un test, che verifica anche l’interesse e il gusto dei bambini per questa attività.

Parole in pratica
È rivolto ai bambini della scuola Primaria, a partire dalla classe 3a.
Il bambino cerchia l’opzione che lo riguarda.

Mi piace leggere
molto;      abbastanza;      poco;      di tanto in tanto;
leggo solo se obbligato;      …………………………

Dove
in classe;     in biblioteca;     nella mia cameretta;     a letto;     in bagno;
spaparanzato sul divano;       …………………………

Quando / come
la mattina, prima di andare a scuola;          dopo aver fatto i compiti;
in attesa della cena;       prima di addormentarmi;       davanti alla TV;
mangiando, bevendo;            in compagnia di altri amici;
concentrato su ciò che leggo;        …………………………

Un libro lo scelgo per
il titolo;     la copertina;     trama (quarta di copertina);     come inizia;     …………………………

Preferisco le storie
Realistiche;     di fantasia;     avventurose;     di paura;     che fanno ridere; molto illustrate;       …………………………

Infatti, l’ultimo libro che ho letto / che sto leggendo è
…………………………………………………………………………….

Dopo aver letto un libro ne parlo con
Nessuno;      un amico;      mamma o papà;      la maestra;      …………………………

Con le informazioni ottenute ogni bambino compone un breve testo (come nell’esempio) che applicherà su un cartellone da appendere in classe.

Fernando.    Mi chiamo Fernando e amo leggere solo di tanto in tanto. Leggo soprattutto a letto prima di addormentarmi, il più delle volte con la TV accesa. Scelgo un libro per il suo titolo e preferisco le storie che fanno ridere e con molte illustrazioni: infatti sto leggendo “Il mistero della gondola di cristallo” di Geronimo Stilton. Non appena avrò finito di leggere questo libro, lo consiglierò ai miei amici.

Tra virgolette
La lettura in classe può diventare un importante momento di interscambio e di conoscenza reciproca, di socializzazione e di confronto, oltre che, come prioritario obiettivo didattico, di crescita culturale; tanto più se lasciamo che ciascuno esprima la propria opinione su ciò che ha letto, purché dia le sue personali motivazioni sul gradimento o meno del libro.

               Paola Zannoner (da Come si costruisce un percorso di lettura)

MOSTRI da comporre

Questa è una proposta che nasce come appendice del percorso di lettura animata Un ORCO TUTTOTONDO per mettere nel sacco la PAURA.
Il risultato finale è il ritratto di 4 o 5 MOSTRI (a seconda del numero dei bambini)  da appendere in classe, ciascuno dei quali è disegnato da 4 bambini.

Parole in pratica
Preparo 4 buste, o sacchetti, con una scritta su ognuno: CORPO, TESTA, MUSO, ZAMPE.
In ogni busta inserisco 5 foglietti ripiegati (nella mia classe ci sono 20 bambini) che riportano una semplice indicazione:
CORPO: 1) peloso, con la coda e con le ali da pipistrello; 2) appiattito e ricoperto di squame; 3) serpentiforme con tre paia di ali; 4) molto grasso e basso, con un foro al centro; 5) esageratamente lungo, con la parte superiore ricoperta di aculei.
TESTA: 1) a pera, con le orecchie a punta e un ciuffo di peli sulla sommità; 2) quadrata con dei lombrichi al posto dei capelli; 3) allungata, col mento aguzzo e un’antenna in cima; 4) a falce di luna; 5) formata da tanti cerchi come una mora.
MUSO: 1) col naso adunco, le sopracciglia a spazzola, la bocca tesa da un orecchio all’altro; 2) con tre occhi e la proboscide; 3) con gli occhi minuscoli e le zanne da tricheco; 4) con un occhio solo e la bocca verticale da cui penzola una lingua lunghissima; 5) con un occhio bendato e col becco di ferro.
ZAMPE: 1) un unico piedone; 2) le due superiori provviste di artigli, le due inferiori palmate; 3) otto tentacoli; 4) sei, provviste di chele; 5) due grandi molle alle estremità.

Il primo bambino estrae un bigliettino dalla busta con la scritta CORPO e disegna, seguendo le indicazioni. Il secondo bambino aggiunge la testa, utilizzando un bigliettino della busta corrispondente, il terzo il muso e il quarto le zampe.
Terminato il primo MOSTRO, il quinto bambino estrae la seconda indicazione dalla busta con la scritta CORPO e così di seguito, finché non viene completato il secondo, il terzo, il quarto e il quinto MOSTRO.
A questo punto i bambini verbalizzano sulle caratteristiche specifiche dei 5 MOSTRI ottenuti: che tipo di paura rappresentano, come agiscono, come possono essere sconfitti…

Grazie alle informazioni elaborate, è possibile comporre tutti insieme una filastrocca per ciascun mostro.

Filastrocca del MOSTRO CHE STA DIETRO LA PORTA

Ho il corpo appiattito coperto di squame,
dal becco di ferro esce l’urlo: «Che fame!»
Ma ecco, ti ho visto e posso farti la festa,
lampeggia al pensiero l’antenna che ho in testa.
Mi acquatto in silenzio, dietro a un paio di porte,
le sbatto, sobbalzi…io penso: “Che forte!”
Poi quando il terrore ti ha reso di sasso,
ti afferro alle spalle, non cedo di un passo.
Sei tenero, fresco, profumi di pane,
sei un boccone goloso, certo più del tuo cane.
Con le chele che ho, mi metto a suonare,
mentre canto stonato: «Ora c’è da mangiare!»

Un ORCO TUTTOTONDO per mettere nel sacco la PAURA

Un ORCO TUTTOTONDO per mettere nel sacco la PAURA

Il pretesto è lo sbadiglio – o, per meglio dire, la fila di sbadigli – di un bambino insonnolito. Quando gli domando il perché di tanta stanchezza, il bambino risponde: «Stanotte sono rimasto sveglio, dopo che ho fatto un sogno pauroso».
Nasce così TONDO COME UNO SBADIGLIO*, un libretto che ho pubblicato una decina di anni fa per la Ghisetti e Corvi Editori, illustrato con brio e naturalezza dal grande AntonGionata Ferrari.
Nel racconto ORSETTO, un orsacchiotto assonnato, finisce dentro la magia di un sogno fatto di oggetti e personaggi tutti assolutamente TONDI… come uno sbadiglio. Tra i personaggi spicca ORCOTONDO, il mostro che abita nel buco di scarico del lavandino. È proprio il singolare, piccolo mostro, goloso di sapone e di dentifricio, a lanciare la sfida di una partita a filetto, di cui, neanche a farlo apposta, il vincitore sarà l’orsacchiotto.

Orsetto

* La collana “Il piacere della lettura”, in cui era inserito il racconto non esiste più. Il testo del racconto è tornato in mio possesso e mi sto attivando per ripubblicarlo. Peccato per le illustrazioni di AntonGionata!

Il racconto TONDO COME UNO SBADIGLIO mi permette di elaborare un percorso di lettura animata, legato al tema socio-affettivo della paura.
Il percorso, rivolto a bambini di 6, 7 anni, offre la possibilità – attraverso l’ascolto di una storia e un “fare creativo” individuale e collettivo – di confrontarsi con le paure sperimentate nel quotidiano e di ottenere da ciò un’adeguata rassicurazione.

Per questo percorso ogni bambino dispone di:
– almeno un foglio bianco A4
– un cartoncino colorato di dimensioni 10×10 cm
– matita, penna, pastelli e/o pennarelli
– forbici
– colla

Parole in pratica
Dopo la lettura espressiva del testo (suddivisa nei 2 incontri di un’ora, in cui si articola il percorso), mi soffermo su ciò che spaventa Orsetto e sulla descrizione dell’Orcotondo.

Mentre Orsetto si lava i denti, il buco di scarico del lavandino gorgoglia paurosamente. / «Aiuto!» grida Orsetto spaventato. / «Cosa c’è? Che ti succede, figliolo?» domanda papà orso. / «Un terribile mostro vuole trascinarmi con sé dentro il buco di scarico del lavandino!»
L’Orcotondo ha due occhiacci di fuoco e una bocca provvista di zanne. La sua voce, a dispetto degli occhi rossi e delle zanne, non ha nulla di minaccioso. È assai piccino – non si spiegherebbe altrimenti come riesca a stare dentro lo scarico di un lavandino – ed è ricoperto di pelo da capo a piedi. Ma, soprattutto, è tondo: TONDO COME UNO SBADIGLIO, tanto che a spingerlo c’è il rischio di farlo rotolare.
Rannicchiato nello scarico del lavandino, l’Orcotondo aspetta, aspetta… Che cos’è che aspetta, in fin dei conti?

la riflessione dei bambini emerge spontanea e immediata:
“Orsetto ha paura perché sente un rumore insolito, avvertito come minaccioso, provenire da un’apertura che separa uno spazio noto e chiaramente visibile (il lavandino) da uno spazio “buio e sconosciuto” (il tubo di scarico)”.

Da questo, a “raccontare” i rumori altrettanto minacciosi udibili in una casa il passo è breve: “la porta che sbatte o che cigola, il pavimento che scricchiola, il vapore del ferro da stiro che trova sfogo all’improvviso, il botto di un oggetto pesante caduto dal tavolo, le urla di mamma e papà quando litigano…
La percezione di stimoli paurosi si allarga anche agli altri canali sensoriali, cosicché, accanto alla classica paura del buio, alcuni bambini riconoscono la paura di ferirsi (“con oggetti taglienti e acuminati o con l’acqua bollente”), ma anche la paura provocata da certi odori fetidi o acri.
Le paure legate alla percezione di uno stimolo esterno straordinario rispetto alla quotidianità sottendono, come si intuisce, la paura dell’ignoto (“Che cosa o chi si nasconde nel buio?”), la paura dei ladri (“…che ti entrano in casa quando meno te lo aspetti, soprattutto di notte”), la paura che i genitori si separino, la paura di essere abbandonati, la paura di ammalarsi e di morire, la paura della guerra, la paura della scuola (”Che comincia a prenderti il mattino quando ti svegli e ti accompagna per tutta la strada, finché non metti piede in classe…e anche dopo!”)… la paura dei propri “cattivi” sentimenti.

Invito quindi i bambini a “personificare” la loro paura, scrivendo su un foglio (più o meno a metà) il nome del mostro che la rappresenta.
Per aiutarli fornisco loro alcune indicazioni.

• Il tuo mostro potrebbe stare in uno spazio preciso: in tal caso, per scrivere il suo nome usa le parole “nel, sotto, sopra, dietro” (es: Il Mostro nell’armadio; Il Mostro sotto il letto; Il Mostro dietro la porta…o dietro la lavagna…)

• Il tuo mostro potrebbe distinguersi per una specifica caratteristica: per scrivere il suo nome usa la parola “con” (es: Il Mostro con gli occhiali; Il Mostro con gli artigli; Il Mostro con la lingua lunga e la proboscide…)

• Il tuo mostro potrebbe “appartenere” ad un determinato oggetto: per scrivere il suo nome usa le parole “di, del, della” (Il Mostro del tostapane; Il Mostro della scopa elettrica… ma anche Il Mostro dei brutti sogni; Il Mostro del lunedì…)

Sotto (o sopra) il nome del mostro il bambino incolla una forma rotonda ritagliata dal cartoncino colorato: è questa la base di partenza per disegnare il mostro.

Completato il disegno, il bambino scrive una domanda sul margine superiore del foglio: RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, IL MIO MOSTRO CHE COSA ASPETTA?
Sul margine opposto, capovolgendo il foglio (col disegno del mostro a gambe all’aria come riferimento) il bambino scrive: CHE COS’È CHE INVECE LO ASPETTA?
Seguono le risposte a voce (“RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, Il mio Mostro con gli artigli aspetta di graffiarmi i piedi nudi quando vado a letto…Arriva invece la mamma, che con un paio di forbicioni gli taglia uno dopo l’altro gli artigli”. “RANNICCHIATO NEL SUO NASCONDIGLIO, il mio Mostro del buio aspetta che mi addormenti per farmi fare un brutto sogno. Ma ecco che trova ad ASPETTARLO il mio papà… Il mio papà gli accende una torcia elettrica sul muso e lo acceca!”).

Ricollegandomi al fatto che l’orsacchiotto della storia è sfidato dall’Orcotondo a giocare a filetto, domando ai bambini se c’è una “sfida” che vorrebbero lanciare al loro mostro: può trattarsi di un gioco da tavola, ma anche di una qualsiasi prova di abilità o di una gara sportiva (“Io lo sfiderei alla corsa…Veloce come sono, lo batto di sicuro!”. “Io lo sfiderei nel disegno. Prima di tutto perché io disegno bene e poi perché, con le unghie lunghe che si ritrova, voglio proprio vedere se riesce a tenere in mano la matita”)

Tra virgolette
Un libro è un’offerta di ospitalità, il rifugio che possiamo portare con noi e a cui facciamo riferimento, il riparo in cui risuona l’eco lontana della voce che ci ha cullato, del corpo in cui abbiamo dimorato.                                                                                                                                                                                    Michele Petite (da Elogio alla lettura)