Archivio mensile:febbraio 2015

Sulle orme di Arthur Rimbaud: Il colore delle nostre vocali

 

Dopo la lettura della poesia Vocali di Arthur Rimbaud, i bambini che hanno partecipato all’esperienza SINESTESIA nell’alfabeto scelgono alcuni elementi emersi dalla loro ricerca e li rielaborano per comporre una poesia corale, sul modello di quella del poeta francese.

Il colore delle nostre vocali

A bianca, E verde oliva, I grigia,
O metà rossa e metà marrone,
U tutta blu: vocali.
A, risata candida e contagiosa;
quale dentifricio usi?
Forse quello al gusto di pompelmo?
E, timido palloncino
che ti fai largo tra le nubi,
sta’ lontana dalla I,
sennò ti sgonfi.
I, spillo dispettoso
mai stanco di giocare a nascondino
…Ahi, ci hai punto un’altra volta!
Già, perché dito, naso, cuore,
tanto per te, non fa differenza!
O, frittella-palletta ripiena di cioccolato,
rimbalza sulla lingua golosa di uno di noi,
ché abbiamo spalancato la bocca apposta per mangiarti!
U, mostro che ci agghiacci,
e che ci costringi a trattenere il respiro
…smettila di farci paura
e unisciti anche tu al girotondo delle vocali!

SINESTESIA nell’alfabeto

La forma delle lettere maiuscole dell’alfabeto offre alcuni spunti interessanti, per realizzare disegni, per raccontare storie più o meno fantastiche.
Così alcuni bambini, ricollegandosi alla fiaba IL MAGO DELLE VOCALI e utilizzando le lettere della parola SCUOLA ripetute più volte, disegnano un mare di pesciolini (“Perché a scuola si va anche per pescare tante parole nuove…e i pesciolini-parola non è detto che non abbiano il potere – se non di più! – del pesciolino d’oro della fiaba”).
Altri, a partire dal disegno nato dall’iniziale del loro nome, diventano i protagonisti di sequenze narrative ben strutturate.
Ecco allora la torre merlata (“Eh, sì… comincio a disegnarla proprio dai merli, che sono tre M in fila, unite da una linea!”) dove abita la principessa MARTINA, dai lunghi capelli come Raperonzolo, ed ecco la bacchetta magica (“Quattro M unite per le gambe bastano a disegnare la stella…o no?!”) della fata MICHELA e la freccia di ANDREA (“Se la A è la punta della freccia, con la D posso farci anche l’arco?”), ispirata dal suo papà, noto campione di tiro con l’arco.
Per non parlare di VITTORIO, che, a bordo del suo missile luccicante (“Con la V gli disegno la punta. E pure la coda”), immagina di essere un astronauta a spasso nello spazio…e chissà che da grande non lo diventi davvero!

I bambini non si fermano all’aspetto visivo dell’alfabeto, ma giocano ad esplorare la fisicità delle singole lettere attraverso i cinque sensi. In tal modo, accanto a una forma, un colore, un tipo di movimento, attribuiscono alla vocale o alla consonante prescelta anche un suono, un odore, un sapore e la capacità di risvegliare una ben definita sensazione tattile.
Di seguito, alcuni esempi di queste ricerche di sinestesia…in erba.

Francesca (7 anni). La mia A bianca è una vocale canterina, che diventa anche una risata (“Ah, ah, ah!”) ogni volta che le si attacca una H. Profuma di pompelmo e ha lo stesso sapore aspro, perché è a forma di spicchio. Provo a toccarla, ma ho le mani screpolate: ahi, che bruciore!

Giovanni (9 anni). La mia E verde oliva mi sembra molto leggera, perciò sale fino alle nuvole come un palloncino. Prima di intervenire in un discorso, fa: “Emm, emm…scusate!”. Poi, siccome è molto timida, parla sempre a bassa voce, tranne quando non capisce qualcosa (allora chiede: “Eh?”). Spesso sospira (“Eeeh…”) e allora penso che ad assaggiarla sia amara, come tutte le cose tristi.

Valentina (9 anni). Il movimento della mia I grigia è quello di infilarsi dappertutto: scappa via dalle mani, cade sul pavimento e io non la trovo più, perché si è nascosta nello spazio grigio tra le piastrelle. Se non faccio attenzione, appena la tocco mi punge il dito con la sua punta da spillo. Quando singhiozza (“Hi, hi, hi!”), punge anche il cuore di chi l’ascolta…e punge il naso come l’odore dell’ammoniaca.

Oscar (7anni). La mia O, metà rossa e metà marrone, rotola e rimbalza sul muro. Delle volte rimbomba, ma, quando grida a bocca spalancata (“Oh!”), il suo è proprio il rumore di uno schiamazzo. Se la assaggio, ha il sapore dolce del cioccolato e anche il profumo è lo stesso. A toccarla è liscia e tiepida.

Irene (10 anni). Come ulula la mia U tutta blu: “Uuuh, uuuh!” La senti anche tu in questa notte cupa? Si muove a balzi per cogliermi di sorpresa e, non appena la sento, il mio cuore batte forte come un tamburo: che paura! Soltanto a sfiorarmi, o se ci provo io a sfiorare lei, mi vengono i brividi, perché è di ghiaccio. Sa puzza di marcio, come un cibo andato a male, ma il suo sapore non lo so…perché un cibo così, chi è tanto scemo da assaggiarlo?

Caterina (9 anni). La mia L color giallo lucciola (si accende e spegne a intermittenza) come si muove? È talmente leggera, che nell’acqua galleggia… altrimenti – se non la tengo stretta – vola via, lenta come le farfalle o veloce (perché ci sono due L in più) come le libellule. Di solito è silenziosa, anche se, essendo una consonante molto allegra, si potrebbe pensare che canti (“Lallallero!”) di continuo. È vellutata, come il palato che tocco con la lingua quando la pronuncio, e ha il sapore buono di tutte le cose dolci e fresche da leccare: il miele (anche se è un po’ colloso), i leccalecca alla fragola, il gelato.

Paolo (8 anni). La mia R rosso fuoco si muove a scatti, ruggisce rabbiosa (“Grrr!”). Guai a toccarla!.. Piuttosto è lei che mi colpisce alle spalle e mi afferra la mano per farmi sentire quanto è dura e ruvida. Ha l’odore penetrante della terra bagnata. Quando ne mordo un pezzetto, è come mangiare un torrone di sabbia.

Nicola (7 anni). La mia S verde pisello – lucido serpentello nel prato – striscia e sibila. Ha un buon odore: profuma di bagnoschiuma alla menta. Cammino nel prato a piedi nudi e le pesto la coda…uh, com’è viscida e scivolosa!!!

TEMPO LIB(E)RO

Le Parole Magiche,  di Donatella Bisutti, rappresenta un piccolo corso di scrittura creativa da mettere in pratica con i bambini (e non solo). Il libro, che è uno strumento per interagire con la fisicità delle parole, al di là del loro consueto significato logico, fornisce, tra l’altro, un’utile chiave per scrivere poesia.  

IL MAGO DELLE VOCALI (2a parte)

UN GIORNO, GUARDANDOSI ATTORNO, IL MAGO DELLE VOCALI DISSE:
«MI PIACEREBBE AVERE UN GIARDINO, CON TANTE MARGHERITE CHE SBOCCIANO DENTRO LE…»
«DENTRO CHE COSA?» LO INTERRUPPE IL GATTO CURIOSO.
«ASPETTA E VEDRAI!»
SOTTO GLI OCCHI ATTENTI DEL GATTO, IL MAGO PRESE LE CINQUE VOCALI E LE UNÌ PER FORMARE UNA PAROLA:  A I U O E.

«A I U O E ?» RIPETÉ IL GATTO. «MA NON SIGNIFICA NULLA! SEI SICURO CHE NELLA PAROLA A I U O E  NON CI MANCHI QUALCOSA?»
«ORA CHE ME LO FAI NOTARE, CI MANCA UNA LETTERA CHE NON È UNA VOCALE» RISPOSE IL MAGO. «DOVE LA TROVO LA LETTERA MANCANTE?»

IL GATTO SI PASSÒ UNA ZAMPA SUI BAFFI. POI SUGGERÌ:
«PROVA A PETTINARTI COL TUO PETTINE! È O NON È UN PETTINE MAGICO?»
IL MAGO SEGUÌ IL CONSIGLIO DEL GATTO. USÒ QUINDI IL SUO PETTINE MAGICO PER PETTINARSI I CAPELLI E DAI CAPELLI, CHE ERANO LISCI COME SPAGHETTI, SCIVOLARONO FUORI UNA L, UNA S E UNA C.
«QUALE SARÀ QUELLA GIUSTA?» SI CHIESE IL MAGO, OSSERVANDO LE TRE LETTERE DELL’ALFABETO. «VEDIAMO UN PO’! LA PRIMA È UNA L. CHE SIA PROPRIO UNA L LA LETTERA DA AGGIUNGERE ALLE CINQUE VOCALI?»

Disegno

IL MAGO DELLE VOCALI  RACCOLSE LA LETTERA L, CHE IMMEDIATAMENTE ANDÒ AD INFILARSI NELLA PAROLA A I U O E, FACENDOSI LARGO TRA LA O E LA E :  A I U O L E!
«EVVIVA! CI SONO RIUSCITO!» ESCLAMÒ IL MAGO, TUTTO CONTENTO. «ADESSO CHE HO UN GIARDINO CON LE A I U O L E , NON MI RESTA CHE SEMINARE LE MARGHERITE!»
DETTO FATTO IL MAGO DELLE VOCALI SEMINÒ LE MARGHERITE DENTRO LE A I U O L E.

DI LÌ A QUALCHE TEMPO NELLE A I U O L E  DEL GIARDINO DEL MAGO SPUNTARONO TANTE MARGHERITE.

RIESCI A IMMAGINARE COM’È FATTA UNA DI QUESTE MARGHERITE?

ESATTO! LA SUA FACCIA È ROTONDA COME UNA O, IL GAMBO È UNA I E… UN SACCO DI U STANNO AL POSTO DEI PETALI.

Disegno

ANNUSANDO LE MARGHERITE, IL GATTO DISSE AL MAGO:
«LE TUE A I U O L E  FIORITE SONO BELLE, PERÒ QUEI NUVOLONI NERI LASSÙ NON PROMETTONO NIENTE DI BUONO. E SE INIZIA A PIOVERE E NON LA SMETTE PIÙ?»
«SE PIOVE, UN MODO PER FAR TORNARE IL SOLE C’È» RISPOSE IL MAGO.
«AH SÌ? E QUAL È?» DOMANDÒ IL GATTO.
«È SEMPLICE! MI BASTA APPENDERE IN CIELO UNA O GIALLA CON TANTE I CHE FANNO DA RAGGI. OPPURE – COME MI HAI GIÀ SUGGERITO TU – POSSO PETTINARMI COL PETTINE MAGICO E USARE LA S E LA L CHE HO TRA I CAPELLI, PER OTTENERE LA PAROLA SOLE».

Disegno

«È VERO! CON LA L, LA S E LA C CHE SCIVOLANO FUORI DAI TUOI CAPELLI LISCI, QUANDO TI PETTINI COL PETTINE MAGICO, SI POSSONO SCRIVERE LA PAROLA SOLE E ANCHE LA PAROLA CIELO, CHE È LA TELA BLU DOVE STA APPESO IL SOLE» AMMISE IL GATTO, PASSANDOSI LA ZAMPA SUI BAFFI. «MA TUTTE LE ALTRE PAROLE? NON TI SEMBRANO POCHE TRE CONSONANTI PER TUTTE LE PAROLE CHE ESISTONO AL MONDO?»

IL MAGO CI PENSÒ SU E RISPOSE:
«HAI RAGIONE! TRE CONSONANTI SONO POCHE. FORSE PERÒ, SE CONTINUO A PETTINARMI…»

SENZA PERDERE TEMPO, IL MAGO DELLE VOCALI PRESE IL PETTINE MAGICO E COMINCIÒ A PETTINARSI. SI PETTINÒ UNA PRIMA VOLTA, SI PETTINÒ UNA SECONDA E UNA TERZA… NIENTE DA FARE! LE UNICHE LETTERE CHE SCIVOLAVANO FUORI DAI CAPELLI ERANO LA L, LA S E LA C DELLA PAROLA LISCI.

DOPO AVER OTTENUTO UNA FILA INTERMINABILE DI L, UNA FILA DI S E UNA DI C, IL MAGO SI STANCÒ.
«UFFA! QUESTO PETTINE NON FUNZIONA» SBUFFÒ, PESTANDO I PIEDI PER TERRA. «QUASI QUASI LO BUTTO».

IL MAGO STAVA PER BUTTARE VIA IL PETTINE MAGICO, QUAND’ ECCO CHE UNA L, UNA S E UNA C SI COMBINARONO INSIEME A TRE VOCALI PER FORMARE LA PAROLA…
S C U O L A!

IL GATTO ANNUSÒ LA PAROLA A, COME PRIMA AVEVA ANNUSATO LE MARGHERITE. QUINDI SI RIVOLSE AL MAGO E GLI DISSE:
«HAI CAPITO ADESSO DOVE DEVI CERCARE LE ALTRE CONSONANTI?»
«CERTO CHE HO CAPITO!» RISPOSE IL MAGO. «E INFATTI ANDREMO SUBITO A SCUOLA, PER IMPARARE A COMPORRE TUTTE LE PAROLE DEL MONDO».

IL GATTO ANNUÌ. POI SORRISE ALLA MANIERA DEI GATTI.
IL MAGO DELLE VOCALI INVECE, POICHÉ ERA PUR SEMPRE UN MAGO CAPACE DI GIOCARE CON LE LETTERE DELL’ALFABETO, PRESE LA PAROLA SCUOLA E LA TRASFORMÒ IN UNA NAVE PRONTA A SALPARE.

COME CI RIUSCÌ?
È SEMPLICE!
LA LETTERA S DIVENTÒ L’ONDA CHE AVREBBE ACCOMPAGNATO LA NAVE IN ALTO MARE.
LA C E LA L DIVENTARONO LO SCAFO E LA VELA DELLA NAVE.
RIMANGONO LE VOCALI.
SE CON LA O E CON LA U IL MAGO OTTENNE IL TIMONE E L’ANCORA DELLA NAVE, INDOVINA UN PO’ PER CHE COSA ADOPERÒ LA A?
EBBENE, IL MAGO DELLE VOCALI TRASFORMÒ LA A DELLA PAROLA SCUOLA NELLA BANDIERA DELLA SUA NAVE.

Il disegno,  che risulta molto stilizzato, va completato con un tratteggio

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QUANDO ANCHE LA BANDIERA SVENTOLÒ IN CIMA AL PENNONE, IL MAGO RACCOLSE UN MAZZO DI MARGHERITE.
«SONO PER LA MAESTRA E PER I NOSTRI NUOVI AMICI» SPIEGÒ AL GATTO, CHE NON VEDEVA L’ORA DI IMBARCARSI. «ALLORA, VOGLIAMO SALIRE A BORDO E PARTIRE?»

IL GATTO ANNUÌ DI NUOVO E CON UN BALZO SI SISTEMÒ A POPPA.
LEVATA L’ANCORA, IL MAGO DELLE VOCALI AFFERRÒ IL TIMONE E DECISE LA ROTTA.
LUI E IL GATTO SALPARONO COSÌ PER QUELLA CHE SAREBBE STATA UNA STRAORDINARIA AVVENTURA.

IL MAGO DELLE VOCALI (1a parte)

Incomincio da qui, da una fiaba nata dall’incontro con una classe di bambini alle prese con le prime esperienze di lettura della parola scritta. Ad ispirare la fiaba è la forma delle vocali (ma anche di tre consonanti) SCRITTE MAIUSCOLE.
Mi sono soffermata sull’aspetto visivo dell’alfabeto…perché una singola lettera stuzzica l’immaginazione anche solo a guardarla.

Parole in pratica
Suddivido il testo, scritto in caratteri maiuscoli, in blocchi che riporto su singoli cartelloni o slide da leggere insieme ai bambini. Letto il cartellone o la slide, invito i bambini a disegnare ciò che suggerisce la fiaba e disegno io stessa.

IL MAGO DELLE VOCALI (prima parte)

C’ERA UNA VOLTA UN MAGO.
IL MAGO SI CHIAMAVA MAGO DELLE VOCALI, PERCHÉ ERA CIRCONDATO DALLE VOCALI.
LA SUA CASA AVEVA UN TETTO A FORMA DI A E SI TROVAVA AI PIEDI DI TRE MONTAGNE, CHE SEMBRAVANO TRE A MESSE UNA DI SEGUITO ALL’ALTRA.

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LO STESSO MAGO ERA FATTO TUTTO DI VOCALI.
UNA GROSSA O E UNA A ERANO IL TESTONE DEL MAGO E IL VESTITO LUNGO DA CUI SPUNTAVANO LE GAMBE.
TRE O PIÙ PICCINE ERANO GLI OCCHI DEL MAGO E IL SUO NASO A PATATA.
UNA U RIDARELLA E DUE U SORELLINE ERANO LA BOCCA E LE ORECCHIE.
C’ERA POI UNA MANCIATA DI I: ERANO I CAPELLI DEL MAGO, LISCI COME TANTI SPAGHETTI, E UN PAIO DI BRACCIA CON DIECI DITINI.

Disegno

MANCA LA VOCALE E.
GIÀ, DOVE STA LA E NEL MAGO DELLE VOCALI ?
IL MAGO DELLE VOCALI TENEVA LA E STRETTA STRETTA IN UNA MANO: ERA IL SUO PETTINE FATATO, CHE GLI SERVIVA PER COMPIERE DELLE MAGIE MOLTO SPECIALI.

Disegno

ANCHE IL GATTO DEL MAGO ERA FATTO DI VOCALI. SOLO CHE IL SUO CORPO NON ERA UNA A, MA UNA U CAPOVOLTA.
E POI?
E POI GLI OCCHI ERANO DUE O, UNA PIÙ PICCOLA DELL’ALTRA, E IL NASO DISPETTOSO ERA UNA A CON LA PUNTA ALL’INGIÙ.
ANCHE LE ORECCHIE ERANO DUE A. INVECE LA BOCCA, CHE ERA SPESSO UNA U, DIVENTAVA O TUTTE LE VOLTE CHE IL GATTO SBADIGLIAVA!

Disegno

CHE COSA MANCA ANCORA?
CI MANCANO I BAFFI E LA CODA.
BE’, I BAFFI E LA CODA DI UN GATTO FATTO DI VOCALI NON POSSONO CHE ESSERE I!
TRE I PER PARTE, DI LATO AL NASO, ERANO I BAFFI; UNA I SOLA SOLETTA FORMAVA LA CODA.

Disegno

IL MAGO DELLE VOCALI  E IL SUO GATTO TRASCORREVANO BUONA PARTE DEL LORO TEMPO ALL’APERTO.
SPESSO GIOCAVANO A PALLA CON UNA O.

OPPURE IL MAGO APPICCICAVA DUE A PER I PIEDI E COSTRUIVA UN COLORATISSIMO AQUILONE CHE LUI E IL GATTO SI DIVERTIVANO A FAR VOLARE NEL CIELO.

Disegno

A questo punto propongo ai bambini di utilizzare le vocali MAIUSCOLE per disegnare nuovi elementi da aggiungere alla prima parte della fiaba. C’è chi arricchisce il disegno iniziale con un laghetto a forma di O, in cui vive un pesciolino amico del gatto, e chi invece riempie il cielo di farfalle: due A si prestano bene a fare da ali.
Qualcuno pianta un albero di Natale proprio in cima a una delle montagne, mentre il più fantasioso dalla stessa montagna fa rotolare giù un uovo di Pasqua, con tanto di pulcino dentro!

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